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venerdì 2 maggio 2008

I Nuovi Mostri / 47

Gianni Alemanno (An)


Anagrafe Nato a Bari il 3 marzo 1958.
Curriculum Laurea in Ingegneria ambientale; giornalista pubblicista; prima nel Fronte della Gioventù, poi nel Msi (cioè Missino), poi in An, corrente "destra sociale"; ex consigliere regionale nel Lazio, ministro delle Risorse Agricole nel governo Berlusconi-2bis; 4 legislature (1994, 1996, 2001, 2006).
Soprannome Lupomanno.

Segni particolari Genero di Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, di cui ha sposato la figlia Isabella; i due si sono separati, poi sono tornati insieme. In contrasto col suo partito, nel 2006 – ancora indagato per l’affare Parmalat – ha votato sì all’indulto. Un "caso di coscienza".
Fedina penale Fascista della prima ora, negli anni Ottanta viene arrestato tre volte per le sue intemperanze come segretario nazionale del Fronte della Gioventù. La prima il 20 novembre 1981, a Roma, con l’accusa di aver partecipato con quattro camerati all’aggressione di uno studente di ventitré anni: un pestaggio con tanto di spranghe di ferro, costato al giovane il ricovero per dieci giorni in ospedale. Il secondo arresto risale al 1982, per il lancio di una molotov contro l’ambasciata dell’Urss (8 mesi a Rebibbia). Il terzo il 29 maggio 1989, a Nettuno: Alemanno finisce in cella con altri dodici per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale e lesioni ai danni di due poliziotti. L’allegro squadrone era sceso in piazza per contestare l’allora presidente Usa George Bush senior, in visita al cimitero di guerra americano: una provocazione intollerabile, per la giovane camicia nera, che organizza subito un contro-corteo riparatore: "Per rappresentare – recita il comunicato – un monito per chi troppo facilmente dimentica il nostro passato e offende la memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della Patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori". Un monito per chi offende la memoria dei repubblichini caduti per Salò, privilegiando quegli opportunisti dei partigiani, noti servi degli amerikani. Alemanno non riporta conseguenze giudiziarie per questi suoi peccatucci di gioventù, venendo sempre assolto.
Ma, per un bizzarro scherzo del destino, nel 2001 diventa ministro di Berlusconi, cioè del premier più filoamericano della storia d’Italia, amico intimo del presidente George Bush junior. Nella sua veste di responsabile delle Risorse Agricole, rimane impigliato nello scandalo Parmalat. La storia, in sintesi, è questa.
Alla fine del 2001 la Parmalat sommerge l’Italia di spot su un latte presentato come fresco, ma in realtà imbottigliato a Gransee, in Germania, anche due settimane prima della vendita. Gli altri produttori insorgono. E il governo all’inizio si schiera con loro. Tant’è che l’ispettorato antifrode del ministero multa la Parmalat. Ma a quel punto Tanzi si rivolge a Romano Bernardoni, il suo fedelissimo elemosiniere che cura i rapporti con i partiti, e lo incarica di agganciare Alemanno. Il 13 marzo 2002 il ministro diffida la Parmalat a distribuire il Frescoblu, ma al contempo istituisce con il collega della Salute, Girolamo Sirchia, una commissione per studiare il caso. Il 17 maggio la commissione approva la microfiltratura e un mese dopo Alemanno dà il via libera per decreto: il 4 giugno, alla Camera, dice che forse il latte microfiltrato dovrebbe avere il diritto di chiamarsi «fresco». Intanto, tra il marzo 2002 e il dicembre 2003, si registrano più di duecento telefonate tra Bernardoni e le utenze del ministro (un paio), della sua segreteria particolare, del direttore generale (decine), del capo di gabinetto e del sottosegretario Teresio Delfino (Udc). Nel febbraio 2003 il latte ottiene la lunga scadenza di undici giorni. Ma dopo il crac Parmalat e i verbali di Tanzi la questione torna attuale. Allora Alemanno ingrana la retromarcia, varando un nuovo decreto. "Il marchio Frescoblu della Parmalat – dichiara il 22 maggio 2004 – non potrà più essere utilizzato". Tanto ormai la Parmalat non è più del cavalier Calisto. Tanzi, arrestato nel dicembre 2003 e interrogato dai pm di Milano nel gennaio 2004, racconta che il primo voltafaccia di Alemanno pro-Frescoblu non fu proprio gratuito: Sul ministro Gianni Alemanno sono intervenuto personalmente e inoltre, tramite Bernardoni, ho erogato allo stesso delle somme di denaro.
Ho anche attivato Enrico La Loggia [allora ministro degli Affari Regionali, Forza Italia, nda] perché intervenisse su di lui, altresì provvedendo a finanziare La Loggia attraverso una consulenza legale conferita dalla Parmalat. Gli inquirenti scoprono che effettivamente Alemanno ha ricevuto un finanziamento di 85mila euro dalla Parmalat, sotto forma di pubblicità sulla sua rivista «Area». Ma il 27 marzo 2004 Tanzi minimizza quello che all’inizio aveva descritto come un episodio di corruzione: La questione del latte Frescoblu non ha alcuna attinenza con il finanziamento alla politica. Infatti il prodotto è microfiltrato a freddo e quindi, secondo noi, ha tutti i requisiti del latte fresco. (...) La nostra azione fu volta a dimostrare la legittimità della assimilazione del nostro prodotto al latte fresco. Pertanto non vi fu nessuna ipotesi di corruzione.
Quanto ai fondi erogati a favore di Alemanno, essi furono successivi ed erogati dalla Bonatti (azienda di costruzioni, partecipata al 35 per cento da Tanzi) in forma di pubblicità a pagamento su una rivista che faceva capo all’area politica del ministro. Fu Bernardoni a fare da tramite tra me e Alemanno.
A questo punto però gl’inquirenti scoprono che il ministro di An è pure andato in vacanza gratis a Zanzibar con moglie e figlio a Natale del 2002, per un costo (non pagato) di 14.253 euro. E il 1° marzo 2003, sempre secondo la Guardia di finanza, parte per le Seychelles la segretaria particolare del ministro, Alessandra Lippiello: neppure lei avrebbe pagato il conto di 3900 euro. Per le Fiamme gialle anche la scelta dei tempi è sospetta: "La data di partenza del 28 dicembre 2002 coincide con il termine dei lavori della seconda commissione interministeriale sul latte microfiltrato", quella che diede il via libera al Frescoblu. Pietro Tanzi, segretario particolare di Calisto e suo omonimo, aggiunge un altro particolare: "Bernardoni mi chiese di prenotare e mettere a disposizione (con addebito alla Parmalat) dell’Alemanno un aereo privato perché quest’ultimo si era infortunato e necessitava di un rapido intervento chirurgico". E Bernardoni ammette che gli 85mila euro di pubblicità sulla rivista «Area» di Alemanno erano stati approvati "anche su mio consiglio da Tanzi come giusta riconoscenza dell’operato del ministro". Alemanno, sentito dalla Procura di Parma come testimone, assicura che è tutto regolare, ma poi cade in parecchie contraddizioni: Non ho intrattenuto con Tanzi relazioni particolari. Conosco invece Bernardoni da diverso tempo, essendosi lui presentato come una persona di destra, imprenditore dinamico, molto vicino alle posizioni politiche del mio partito (...). Bernardoni è una persona molto espansiva ed è stato lui a intessere con me un rapporto più assiduo, telefonandomi spesso, manifestando la volontà d’impegnarsi politicamente e sollecitando anzi il conferimento di un ruolo più significativo in ambito politico. Pur sapendo che collaborava con Tanzi, egli non si è mai presentato a me come emissario o esponente del gruppo Parmalat. Strano, perché Bernardoni si presenta al fianco di Tanzi quando un’intera delegazione di Parmalat incontra il ministro Alemanno per perorare la causa del Frescoblu. A ricordarlo è lo stesso Alemanno, il quale però assicura di essersi limitato a invitare l’azienda a chiedere le autorizzazioni ministeriali. Insomma, se il Frescoblu ha avuto l’ok è una questione che riguarda solo tecnici ed esperti. Ma allora perché, una volta esploso lo scandalo Parmalat, il suo ministero ha fatto marcia indietro? Quanto alla pubblicità targata Tanzi, il ministro ne dà una versione fantascientifica. Assicura di non aver saputo che dietro la Bonatti c’era Tanzi. E giura che fece tutto Bernardoni: Lui mi disse che voleva dare un sostegno al partito. Sapendo che la rivista «Area», come molte analoghe testate di settore, non aveva molte risorse, gli ho suggerito di trovare un finanziamento pubblicitario.
Lui mi disse che non c’era problema e che avrebbe trovato il modo per farlo. Proprio perché c’era stata questa vicenda del latte microfiltrato mi raccomandai di non chiedere contributi alla Parmalat, per evitare che qualcuno potesse associare impropriamente il nome Parmalat all’esito dell’iter amministrativo.
Un anno dopo, il 23 settembre 2005, Alemanno viene ascoltato a Roma dal Tribunale dei ministri, questa volta come indagato. Gli chiedono perché avesse scelto due consulenti della Parmalat come «esperti» ministeriali per valutare il latte Frescoblu: Furono selezionati in base a un’istruttoria fatta dagli uffici, alcuni di
questi si incontrano ai convegni (...). Che fossero consulenti Parmalat noi non lo sapevamo sicuramente, tutti ignoravano questa cosa, credo che la contestazione vada rivolta a loro.
E il viaggio sull’aereo privato di Tanzi per andare a farsi curare una ferita a una mano da uno specialista a Parma? Rientra negli atteggiamenti amicali di Bernardoni. Avendo io avuto un trauma a una mano, lui si offrì: «Vieni a farti vedere a Parma». Io non avevo una nozione precisa di chi fosse la proprietà dell’aereo. Alla fine il Tribunale dei ministri di Roma decide di proscioglierlo.
Assenze 1681 su 4875 (34,5%).Frase celebre "Appena arrivato al ministero, a scanso di equivoci, con Francesco Storace assistente spirituale ho fatto benedire da un sacerdote tutte le stanze che aveva occupato Pecoraro Scanio". (citato in Tribù Spa di Gian Antonio Stella).
Tratto dal sito di Voglio Scendere, e dal libro di Peter Gomez e Marco Travaglio "Se li Conosci gli Eviti".

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