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domenica 18 marzo 2018

Foto della Settimana / 311 - LA STORIA: RACCONTO AUDIOVISIVO



Buongiorno amici del blog,

forse vi ricorderete ( e se non ve lo ricordate, ve lo ricordiamo noi ) che tempo fa pubblicammo una breve storia, divisa in capitoli.
Bene, questa storia, che si chiama " La Storia"è diventata un racconto audio visivo.
Ovvero un video con una voce narrante, che è quella di Dado, e una o più foto, scattate dal grande Steve Best

Qui sotto potrete trovare il video pubblicato. Guardatelo e diteci cosa ne pensate !

a presto

Oh!Rizzonti!




venerdì 21 ottobre 2016

Foto della Settimana / 238 e LA STORIA cap. 8 - EDIZIONE SPECIALE

Oggi, mischiamo due rubriche..La Storia, che ritorna dopo una pausa creativa e la foto della settimana, che ha perfetta inerenza con questo capitolo.
Foto realizzata da Steve Best, e se volete vedere le sue foto andate a trovarlo sul suo sito.


("Il tuffatore", foto di Steve Best - 2012)

La storia / cap. 8

Un incontro così fortuito, così..incasinato. Nel turbinio di pensieri, emozioni e sensazioni che stavano invadendo Jhon, gli ritornò in mente quando a scuola flirtava con Simona.
Gli piaceva Simona. Non era bellissima..molto carina per carità, ma gli piaceva.
Era iniziato con scambiarsi qualche parola, così, ed infine era nata una non-relazione che durava il periodo dell' Intervallo. Non si erano nemmeno mai scambiati il numero di cellulare.
Anche a Simona piaceva Jhon.

Quando suonava la campanella dell'intervallo, Simona quasi correva da Jhon e lo abbracciava, facendo cadere i suoi lunghi capelli sulle sue spalle.

Non si erano nemmeno mai baciati. ma si piacevano. Si volevano bene.

Quando poi, la gita si fece con le loro due classi, ebbero l'occasione di stare tutto il giorno insieme, mano nelle mano, abbracciati in fondo al pullman.

Poi un giorno Jhon prese coraggio,
 salì sul bordo
 e chiese il numero a Simona.
Glielo diede ben volentieri.

Cominciarono a messaggiare.

Poi un giorno, decise di buttarsi da quel bordo dal quale si era sporso
le chiese di uscire

Le mandò un messaggio con scritto:
"uno di questi pomeriggi, ti andrebbe di uscire con me?"

La risposta che gli diede fu:
"a qualcuno non farebbe piacere"

Jhon si sentì cadere, ma non perchè aveva fatto il passo da quel bordo, ma perchè il suo cuore era stato risucchiato da un buco nero di tristezza e delusione.

Aveva il ragazzo. Che strana giostra la vita.

Ora era di nuovo sul bordo. Cosa sarebbe successo con Ginette?

sabato 3 settembre 2016

La storia / capitolo 7

Si alzarono tutti e due, lei soccorsa subito da una signora, Jhon invece si alzò da solo, ferito più nell'anima che nel corpo.
La signora prese la ragazza con se e la portò a una fontanella li vicino per poterle bagnare la ferita. Molto lieve per fortuna.
Jhon era paralizzato dall'imbarazzo. Qualche passante si era fermato a vedere la scena. Qualcuno rideva, altri invece erano disgustati.
Jhon vide che la ragazza ringraziava la signora che la aveva soccorsa. Una signora anziana, molto gentile che faceva ogni azione con un sorriso sul viso. Sicuramente la sua generazione ne deve aver viste di peggio di situazioni. Una semplice ferita sul labbro non è niente.

La ragazza si sedette sulla panchina a fianco della fontanella, con un fazzoletto premuto sul labbro, mentre salutava e ringraziava la signora anziana, che sorridendo si allontanò.

Jhon doveva andare da lei, anche solo per chiederle scusa. Cominciò a fare qualche passo in direzione di lei, per poi bloccarsi allo sguardo della ragazza, che con quegli occhi stava dicendo " non ti avvicinare, sono arrabbiata".
Jhon era  a distanza di un paio di metri, e da li, guardandola, le disse " scusa, non volevo, non l'ho fatto apposta". Il cuore li batteva a mille.
La ragazza lo guardò, socchiuse gli occhi e disse " come?". Accidenti, non aveva sentito. Allora Jhon si avvicinò ancora di un metro e ripetè la frase:" scusa non volevo... non l'ho fatto apposta".
La ragazza si tolse il fazzoletto dal labbro, lo guardò in cagnesco. Jhon era paralizzato. Poi a un certo punto lei gli disse: " vabbè succede" e ritornò a tamponarsi il labbro guardando per terra, quasi come se fosse in trans.
Jhon a questo punto decise di fare una cosa che mai si sarebbe sognato di fare in vita sua. Prese coraggio, come un cavaliere prima della carica contro il nemico. Sollevò la mano del fianco, la porse verso di lei e disse:" comunque...piacere, mi chiamo Jhon". Il cuore batteva così forte che sembrava ci fosse un concerto di tamburi nella sua cassa toracica.
La ragazza lo guardava stranita. guardò con attenzione la mano, poi lui.
Anche lei porse la mano: " piacere, Ginette. E' francese. Ma non sono francese".
"Ginette..... che bel nome." Pensò Jhon


CAPITOLO 6

sabato 27 agosto 2016

la storia \capitolo 6

La vide scendere. E, come tante occasioni della sua vita, era scappata.
No.
Quella no.
Il pullman si fermò alla fermata successiva e Jhom scese di corsa, andando in direzione opposta, verso la ragazza che aveva visto. Nel frattempo guardava dentro ogni negozio e ogni vetrina, per cercarla. Arrivò col fiatone alla fermata precedente e cominciò a guardarsi intorno.
Vide una figura che sembrava proprio lei.
La cominciò a seguire, e li tornò in mente un documentario che aveva visto, dove una specie di pappagallo della Nuova Zelanda, per attirare le femmine, faceva un suono gutturale molto cupo.
Jhon non sapeva perché gli fosse venuto in mente proprio quel ricordo... Fare dei suoni per attirarla? No, proprio no...non sarebbe stato il caso.
Ma ecco che mentre era perso nei suoi pensieri, andò a sbattere, proprio contro la ragazza che cercava, che era ferma a vedere una vetrina.
Caddero insieme, e a lei cominciò a sanguinare un labbro.
"merda" disse fra se e se Jhon


CAPITOLO 5

venerdì 19 agosto 2016

La storia / capitolo 5

Jhon si spostò dalla finestra con un sorriso rilassato stampato sul viso.
Il giorno seguente sul pullman che lo portava al lavoro notò una novità.
C'era un corpo che disturbava il solito mucchio che formava la gente, un viso nuovo e fresco che illuminava lo scuro interno.
Una ragazza.
Una piuma leggera in un prato di aguzzi fili d'erba appena tagliati.
Jhon non era coraggioso con le ragazze, anzi era molto timido. Sicuramente non sarebbe mai andato da lei a presentarsi, o anche soltanto a salutarla, o anche guardarla negli occhi.
Ed ecco che la ragazza si alzò in piedi. Andava in direzione di Jhon.
Il cuore iniziò a battere così forte che sembrava uscisse dalla gola.
Brividi di freddo poi sudore caldo dal collo e dalla schiena.
Tremolio delle gambe.
Secchezza delle labbra.
Fiato corto.
Mani che si muovevano incontrollate.
Occhi spiritati.
A John li ci volle un po' a capire che la ragazza lo aveva superato ed era uscita dalla porta del pullman, senza minimamente guardarlo.
Si tranquillizzò, prese fiato e si mise a sedere.
Fuori dal finestrino vide dei lavori in corso.
Una vecchina sul pullman lo guardò e sorrise.

CAPITOLO 4


venerdì 12 agosto 2016

La storia / capitolo 4

Jhon si sedette sul divano dopo aver pranzato. Accese la tv, ma non ne era interessato. Quella giornata era iniziata in modo strano, e troppe cose erano accadute. Non riusciva a capire, a dare un ordine logico a tutti gli avvenimenti.
Un rumore lo fece uscire da quel turbinio di pensieri. Veniva dalla strada.
Andò a vedere e trovò solo degli operai che lavoravano per riparare delle tubature.
Si ricordò di suo nonno, che sovente andava a vedere i cantieri e lavori, e ogni tanto Jhon lo accompagnava.
Una volta, davanti a un cantiere stradale, Jhon chiese al nonno:" Nonno, ma perchè ti interessano così tanto i cantieri e i lavori?" Certo, è bello vedere le gru e le ruspe, ma poi ci si annoia..."
"Vedi caro Jhon" rispose il nonno " dopo la guerra la città era piena di cantieri. Riparavano e coprivano le ferite causate dalle bombe. Tanti amici ho visto morire in quegli anni. Vedere i cantieri me li fa ricordare. E credo anche che mi aiuti a riparare le ferite che ho dentro il mio cuore."

Jhon non pensava più a quel momento da anni ormai. E si commosse, perchè suo nonno era morto pochi mesi fa.

Però Jhon subito sorrise ricordando il funerale.

Davanti al cimitero c'erano dei lavori in corso.

Stavano riparando l'ultima ferita prima della definitiva partenza.


CAPITOLO 3

venerdì 5 agosto 2016

La storia / capitolo 3

Jhon entrò nell edificio che da due anni lo ospitava per lavorare e far guadagnare banconote al suo capo. L'usciere, come sempre, lo squadrava con aria severa. Era evidente che non gli stava simpatico.
Si sedette al suo solito posto, a fare lo stesso lavoro. Ma la sua mente vagava verso nebulose di pensieri nell universo del suo cervello. Continuava a pensare ai fatti accaduti in giornata e cercava di dare un senso a tutto.
Si ricordò di quando da bambino camminava vicino alla ferrovia e guardava quei vecchi vagoni fermi sui binari morti. Si domandava quanti pensieri, emozioni, delusioni avessero portato al loro interno. Ora invece erano li, fermi e morti.
Jhon non sapeva perché gli tornò in mente quel ricordo, e tutto ciò continuava a farlo pensare.
Finisce di lavorare, si incammina verso la fermata del bus. Incontró un barbone che chiedeva l elemosina seduto su una scala di una banca. Lo guardò, e gli diede un senso, uno dei pochi che aveva trovato in quella mattina.
Il barbone sorrise e gli disse: " non demordere...uno é un numero, e i numeri sono infiniti!"
Jhon sorrise, gli strinse la mano e lo ringraziò.
Quando arrivò a casa, cominciò a piovere.


venerdì 29 luglio 2016

La storia / capitolo 2

Jhon mise via la scopa e cercò di capire cosa fare. Quell'evento di prima mattina lo aveva scombussolato.
Andò in bagno, si lavò il viso e si guardò allo specchio.
Troppe indecisioni, troppe insicurezze nella sua vita.
Ora basta. Era venuto il momento di prendere in mano la situazione.
Con fare deciso aprì il cassetto e tirò fuori la camicia bella. Quella che le aveva regalato sua madre a Natale. Era molto elegante, anche troppo per andare al lavoro, ma non gli importava.
Uscì di casa a testa alta, sicuro e spavaldo.
Prese il solito autobus. Quello pieno. Si infilò tra una signora anziana con le borse della spesa e un ragazzo che stava andando a scuola. Era scomodo Jhon, ma era troppo sicuro di se.
Arrivò alla sua fermata, proprio davanti al suo ufficio.
L'usciere lo squadrava con il suo sguardo austero già da subito, senza che Jhon fosse ancora entrato nell'edificio.

Jhon prese fiato. Guardò in alto, e vide la chioma di un piccolo albero che stava sul marciapiede.
Poi la vide. Era in mezzo alle foglie. Finalmente l'aveva vista.
Allungò una mano tra le foglie bagnate dalla rugiada mattutina e la prese.
Era la situazione che voleva prendere in mano.
La guardò, sorrise e poi la lasciò andare.
Era contento e sollevato Jhon.

Poi cominciò a camminare verso l'ufficio, proprio mentre il sole faceva uscire un raggio proprio sull'entrata.

CAPITOLO 1

venerdì 22 luglio 2016

La storia \ capitolo 1


perché insomma....si sa.
Quel giorno Jhon si alzò molto presto dal suo letto e si mise a guardare fuori dalla finestra. Pensava a tutto e a niente. Il caffè era finito e non trovava i vestiti puliti.
Caldo. Faceva caldo. Ma Jhon non disperava.
Improvvisamente un rumore spezzò il silenzio di quel mattino di luglio.
Jhon corse giù dalle scale spaventato. Si guardò intorno con molta attenzione.
Aveva paura, molta paura.
Con passo felpato entrò nella sala padronale, dove i quadri con i ritratti dei suoi avi lo guardavano severo.
A un certo punto lo vide. Era in mezzo alla sala.
Jhon trasalì, ma non si perse d' animo.
Aprì lo sgabuzzino e prese la scopa e paletta.
E cominciò a raccogliere i pezzi di quel silenzio che era stato rotto da un rumore.
"non male come inizio giornata" pensó Jhon.
Intanto delle nuvole coprirono il sole.