Per chi non c’era, per chi era distratto o semplicemente stava dirottando un aereo per salutare la moglie, ecco i pro e i contro del referendum che si terrà il 17 aprile e che riguarderà le Trivellazioni, spiegato bene e in maniera semplice.
Di Steve Best
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| Un'immagine al tramonto di una piattaforma petrolifera per convincervi a votare NO con del sano romanticismo |
Domenica 17 aprile gli italiani sono invitati alle urne per votare un referendum abrogativo, il quesito che troveremo scritto è il seguente:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”
Per la prima volta in Italia, gli italiani sono stati chiamati a votare per un referendum chiesto da 9 regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) e non tramite una raccolta firme, come avviene da sempre; In realtà i quesiti depositati erano 5 ma la Cassazione ne ha approvato solo quello sopra citato, perché gli altri 4 sono già superati dalle modifiche alla legge di Stabilità approvata a fine 2015; Il tutto nasce attorno ad un braccio di ferro fra Stato e Governo da una parte e regioni dall'altra, su chi ha il diritto di legiferare in materia.
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| Altra immagine romantica all'alba per convincervi a votare NO |
Come Si è Arrivati a Questo?
Esiste già un decreto,
il comma 17 del decreto legislativo 152,
che prevede il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, ma l’attuale governo ha cercato di bypassare il decreto suscitando la reazione delle regioni,
il referendum perciò riguarda solo le attività di estrazione ancora presenti entro le 12 miglia, per via delle precedenti concessioni.
Tutt'ora ed anche successivamente, oltre le 12 miglia marine (20 Km. circa) è concessa la ricerca e la trivellazione, ma anche sulla terraferma, il limite delle 12 miglia è stato posto a difesa dell’ambiente marino presso le coste e le zone abitate, oltre che per motivi economici legati al turismo, detto questo il limite risulta essere ridicolo perché in un ipotetico caso di disastro ambientale le 12 miglia non garantiscono alcuna protezione per le zone costiere, come già avvenuto nel Golfo del Messico, dove la Deepwater Horizon era situata ben 66 chilometri dalle coste della Louisiana.
La Situazione Italiana
Il dato più recente è del 31 dicembre 2015, rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico che mostra la situazione delle trivellazioni sul territorio italiano, in mare sono presenti ben 135 piattaforme, quelle entro le 12 miglia sono 92, di queste solo 48 ancora eroganti e che corrispondono a 21 concessioni, 7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche.
Quattro quinti di tutto il gas che viene prodotto in Italia (Circa il 10 % del fabbisogno nazionale) viene estratto dal mare, come un quarto di tutto il petrolio estratto in Italia. Quelle che riguardano il referendum si presume che hanno un’attività estrattiva pari all’1% circa del consumo nazionale di petrolio e al 3% di quello di gas metano, perciò la maggior parte dei pozzi italiani è dedicata all'estrazione di gas metano, che non presenta un grave rischio, dal momento che un'eventuale fuga di gas, avrebbe un impatto molto inferiore rispetto ad un'incidente legato all'estrazione del petrolio.
Le concessioni sono così regolate: hanno una durata di trentanni, prorogabili di dieci e poi di altri cinque anni, e sono possibili all'infinito ovvero fino all'esaurimento totale del giacimento posto in concessione.
Le Ragioni del SI
Il SI è sostenuto dalle 9 regioni e dalle loro giunte politiche che hanno chiesto il Referendum, le maggiori organizzazioni ambientaliste (Legambiente, Greenpeace, Wwf), il movimento NoTriv, l’appoggio di forze politiche quali il Movimento 5 Stelle, Sinistra italiana e Possibile, cui si aggiungono in ordine sparso pezzi del Pd, esponenti del centrodestra come i presidenti di Regione Zaia e Toti.
Le ragioni del SI sono legate prettamente ai rischi ambientali legate all'estrazione dei giacimenti, ma come abbiamo già detto riguarda solo impianti estrattivi nelle 12 miglia, quelle fuori da queste miglia potranno continuare o estrarre da nuovi giacimenti, un incidente risulterebbe comunque negativo per le coste italiane.
Ad aumentare la sensazione di questo rischio, nonostante l’assenza di gravi incidenti e l’utilizzo delle nuove tecnologie vi è come denunciato da Greenpeace una scarsa trasparenza nei controlli, ed effettivamente tutti i dati delle ispezioni non sono disponibili, in quelli resi pubblici, la maggioranza delle piattaforme non rispetta i parametri previsti per legge o non li rispetta tutti gli anni. Un ulteriore studio pubblicato sempre da Greenpeace, realizzato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca), prende in considerazione come tra il 2012 e il 2014 ci siano stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia, ma non sembra che i valori fossero particolarmente preoccupanti, rispetto ad altre realtà, ma i promotori del referendum sottolineano che l’inquinamento non è la priorità che ha reso necessario il referendum.
Da parte del WWF vi è un possibile aumento, dei problemi legati al danneggiamento fisico dell’integrità dei fondali, al depauperamento della biodiversità sia animale sia vegetale e all'introduzione di inquinanti che potrebbero avere effetti anche sulla rete alimentare fino ad arrivare all'uomo ma a questo mancano valutazioni di questi parametri ambientali, che potrebbero essere utili a quantificare l’impatto reale.
Si parla di impatto negativo nel turismo, in questo caso non vi è una precisa connessioni.