lunedì 2 febbraio 2009

Social Network: come non cadere nella rete

Ecco a voi da Peacereporter un interessante articolo riguardante i social Network...

Sai che guaio se l'ultimo colloquio di lavoro è andato bene ma hai messo su internet le foto dell'ultima festa con gli amici, ovviamente sbracate. Il pericolo che anche questa sia l'ultima occasione di lavoro mancata è dietro l'angolo. E il perché lo spiega l'autorità garante della privacy che mette in guardia i fan della rete e del social network più amato, Facebook, dati alla mano. Secondo una ricerca, infatti, il 77% di chi recluta personale cerca possibili candidati sul web e il 35% di loro afferma di aver eliminato un candidato sulla base di informazioni scoperte navigando in rete.
Insomma, nell'era di internet, con l'avvento della realtà virtuale, la tutela del popolo della rete è necessaria per garantire la convivenza tra libertà e privacy. Il 2008 è stato l'anno del consolidamento dei social network, non più solo fenomeno per teen-agers e di nicchia, ma strumento di condivisione di pensieri, ricordi, abitudini e immagini per utenti di ogni età. E sono più di 580 milioni le persone che, al giugno 2008, secondo i dati comScore, hanno utilizzato i siti dei social network.
Caso emblematico Facebook che, ad oggi, secondo Alexa.com, conta solo in Italia 6 milioni e mezzo di profili personali registrati. I social network sono "piazze virtuali", luoghi di socializzazione senza limiti di spazio, straordinari strumenti di innovazione sociale. Ma chi si mette in rete e condivide informazioni sa a quali rischi espone se stesso e gli altri?
La risposta è no, come ricorda il Garante italiano per la privacy che, in occasione della Giornata Europea della protezione dei dati personali, ha invitato tutti gli utilizzatori dei social network ad adottare l'unico vero "antivirus": diventare utenti più consapevoli dei rischi che possono derivare da un uso senza criterio della rete.
L'invito a non caderci dentro parte dall'individuazione delle trappole disseminate sul web. Per esempio, ritrovare on line immagini e informazioni che ci riguardano ma che non vorremmo rendere note, mentre non tutti sanno che è impossibile eliminare totalmente dati e immagini immessi nel social network. Senza contare il fatto che ogni informazione si presta a furti d'identità o al suo utilizzo a fini commerciali senza il nostro consenso. Il rischio maggiore, però, è soprattutto per i giovani: la permanenza illimitata nella rete di informazioni o immagini che non corrispondono più alla propria persona potrebbe creare grossi problemi in futuro.
In verità, la percezione che i giovani hanno di uno spazio privato o di una piccola comunità, alla quale si rivolgono sul web, falsa la prospettiva generale: scrivendo, in realtà, non sapremo mai qual è veramente la nostra platea. Infatti, una delle garanzie che, secondo l'Autorità, i gestori dei social network devono assicurare è che i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca, se non con il loro previo consenso. Se così non fosse, qualunque navigatore della rete potrebbe recuperare i nostri dati personali, le nostre fotografie e le nostre informazioni. La nostra platea, a quel punto, diventerebbe indefinita e sconosciuta.
Senza demonizzare il mezzo, è stato lo stesso Garante, Franco Pizzetti, a scoprire le carte: «Esiste la necessità di promuovere un'azione comune e internazionale a tutela di chi naviga sulla rete, perché internet è un medium globale e, come tale, ha bisogno di regole condivise dalla comunità internazionale». Ad oggi la rete non è assistita da un soggetto come potrebbe essere un'autorità garante mondiale che vada oltre l'ordinamento degli stati-nazione. Ecco la contraddizione. Come per la crisi finanziaria, anche per la rete non esistono convenzioni che regolino un fenomeno così planetario. «Di fronte a questa mancanza - aggiunge Pizzetti -, le autorità garanti e le leggi nazionali sono estremamente deboli e, ancora una volta, non adeguate allo sviluppo della globalizzazione. Ma, dall'ottobre 2008, discutiamo a Strasburgo una serie di strategie internazionali comuni sul fenomeno Facebook ». Vale a dire: stiamo lavorando per voi. Prima che nasca il prossimo social network.

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