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lunedì 30 marzo 2009
Foto della Settimana / 84
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giovedì 26 marzo 2009
Dado: Un Uomo (?) Un Perchè
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Ecco in esclusiva il videoclip realizzato in occasione del compleanno di Dado. Idea di Beppe e Arminio. Dedicato al nostro Oh!Rizzonto Dado.
mercoledì 25 marzo 2009
L'Italia si riarma
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Il vecchio Blog
Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro.
Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.
Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese. In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104. Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari - e di cui PeaceReporter ha ottenuto copia ( CLICCA QUI PER VEDERLA) - enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area". I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Prodi). Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di Cameri (Novara) è già stato attrezzato per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.
Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800.
Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali.
Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.
NEWS
Pena di morte nel mondo: gli ultimi dati
Darfur: oltre un milione senza cibo e acqua
Filippine: tensione per gli ostaggi
Pedofilia: aumento in Europa
Gran Bretagna: pillola per bambine di 11 anni
Frase del giorno
"ome al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell'era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell'uomo"
Giovanni Paolo II
Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.
Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese. In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104. Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari - e di cui PeaceReporter ha ottenuto copia ( CLICCA QUI PER VEDERLA) - enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area". I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Prodi). Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di Cameri (Novara) è già stato attrezzato per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.
Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800.
Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali.
Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.
NEWS
Pena di morte nel mondo: gli ultimi dati
Darfur: oltre un milione senza cibo e acqua
Filippine: tensione per gli ostaggi
Pedofilia: aumento in Europa
Gran Bretagna: pillola per bambine di 11 anni
Frase del giorno
"ome al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell'era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell'uomo"
Giovanni Paolo II
lunedì 23 marzo 2009
mercoledì 18 marzo 2009
DM - Wrong
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Il vecchio Blog
Il ritorno dei Depeche Mode con Wrong, singolo molto duro di cui il video girato da Patrick Daughters. (Il primo in cui i DM appaiono solo in un breve frame). Il singolo è tratto dall’album in uscita ad aprile: “Sounds of the Universe”.
lunedì 16 marzo 2009
Foto della Settimana / 82
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foto della settimana
| News: Madagascar: via al golpe: scatta il blitz dei soldati. Politica: "I repubblichini restano nemici dello Stato". Vassalli contro la proposta del Pdl. Napoli: Invalida rapinata sulla carrozzella, difende la pensione e muore d'infarto. Scienza: La memoria dei pesci? E' da elefante. Astronomia: Quando il vento disegna strane cose su Marte. Musica: Elio alla Scala, provocazione classica. Immagini: Londra: Addio a Gordon l'uomo talpa abitava nella casa dei rifiuti. Frase del Giorno: ”Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. (Voltaire). |
Quando la guerra ucide se stessi
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Il vecchio Blog
Ho deciso di chiamare così questo articolo, forse un po' lungo, ma abbastanza esaustivo, riguardante il trauma interiore che vivono i soldati o comunque chi sta in guerra...
Leggetelo e diffondetelo.
Sette veterani dell'Iraq, riuniti in Germania, raccontano le loro storie. Guantanamo, Baghdad, Bassora: le testimonianze di chi ha disertato in nome della verita'. E che gira il mondo per raccontarlo
Il soldato d'inverno e' colui che si erge a difesa della nazione nel tempo piu' cupo e nelle ore piu' desolate, secondo la definizione dello scrittore britannico Thomas Paine, che aveva preso a cuore la causa indipendentista dei futuri Stati Uniti d'America. Fu coniata nel 1776, quando gli americani avevano appena eletto George Washington comandante in capo della guerra per l'indipendenza dagli inglesi, considerati invasori di una terra che sarebbe stata fondata sugli ideali di liberta' e democrazia. Duecento anni dopo, quando gli invasori divennero gli americani, 'Winter Soldier fu il nome dato dai veterani del Vietnam a un incontro che si tenne a Detroit nel 1971, un mese dopo il massacro di Mi Lai. In quella occasione, 100 reduci raccontarono le atrocita' e i crimini di guerra che videro o commissero nel Paese del sud-est asiatico.I veterani contro la guerra. Oggi i veterani sono quelli della guerra in Iraq, e sotto il nome di Winter Soldier si riuniscono dallo scorso anno per far sapere al mondo che gli esiti della 'guerra per la democrazia' sono stati disastrosi: per il Paese nel quale hanno combattuto, per quello per il quale hanno combattuto, e per loro stessi.
A Friburgo, In Germania, questo fine-settimana, sette di loro hanno testimoniato le loro esperienze in uno dei tanti incontri organizzati dall'Ivaw (Iraq Veterans Against the War), organizzazione fondata nel 2004 che annovera tra le sue finalita' la richiesta di ritiro immediato di tutte le forze di occupazione nel Paese mediorentale, il risarcimento per la devastazione umana e materiale provocata dal conflitto e la piena assistenza economica e sanitaria per chi ritorna dalla guerra.Il trauma. Chi ritorna spesso si ammala, o torna gia' malato di una malattia ormai nota. E' il Ptsd (Post traumatic stress disorder), un acronimo sotto il quale si celano le piu varie psicosi: depressione, ansia, nevrosi, tendenza al suicidio. Ne soffre il 15 percento dei soldati di ritorno dall'Iraq. Ne hanno sofferto, o tuttora ne soffrono, anche Chris Capps, David Cortelyou, Lee Kamara, Andre Shepherd, Martin Webster, Chris Arendt, Zack Baddorf, Eddie Falcon: tutti hanno prestato servizio in Iraq, e da mesi girano il mondo per portare il loro contributo alla causa antimilitarista. Se il loro Paese, siano gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, li considera disertori, incontrandoli si rivelano individui la cui statura morale e il cui coraggio civile rappresentano qualita' ormai introvabili negli uomini che li hanno mandati a combattere, e che quei Paesi li governano. Impegnandoli in guerre che ne hanno gravemente minato la credibilita' e l'autorita' morale.
"Abu Ghraib e Guantanamo sono i simboli della disfatta del nostro Paese. Posso dirlo perche' io a Guantanamo ci ho lavorato". A parlare e' Chris Arendt, arruolatosi a 17 anni nella Guardia Nazionale e chiamato nel 2003 a lavorare a Guantanamo come secondino. "Un artigliere della Guardia nazionale di 19 anni che va a fare il secondino a Guantanamo, pensate un po'. Nell'addestramento preparatorio ci insegnavano come ammanettare la gente. Una cosa ridicola. Assurda. Mettere le manette a un altro essere umano e' una cosa goffa, disumana. Io dovevo nutrire i detenuti, assisterli se avevano bisogno di qualcosa e... dare loro la carta igienica. A volte, durante gli interrogatori, li tenevano un giorno intero in una stanzetta, fermi, senza consentire loro nemmeno di andare al bagno. Musica a massimo volume, temperatura tra i 10 e i 20 gradi. Altre volte i trattamenti erano peggiori, come l'utilizzo di spray al peperoncino, ma di tortura a Guantanamo e altrove si e' parlato in abbondanza. A mio parere, vorrei sapere se stare cinque anni in un carcere, lontano dalla propria famiglia e dai propri amici, senza avere la piu' pallida idea del perche' si e' li', non e' considerato tortura. Per me si''". Christopher ha trovato il modo per superare il ricordo dei mesi passati a Guantanamo dedicandosi all'arte. Ricicla uniformi militari trasformandole in carta. Piccoli quaderni artigianali sui quali pubblica disegni o poesie scritte a mano, oppure ne fa segnalibri decorati e li vende agli incontri. Da settimane e' in giro per l'Europa dormendo da chi lo ospita perche', dice, "non ho davvero un soldo per pagarmi un albergo".
Anche Lee Kamara ha trovato nell'espressione artistica una forma di terapia. Impegnato nelle forze speciali britanniche a Bassora nel 2004, oggi lavora a un progetto chiamato Voci di Guerra, un Dvd sulla sua esperienza al fronte nel quale sono contenute anche canzoni da lui scritte. "Ho trovato insensato tutto quello che facevo a Bassora, l'ho trovato disumano, mostruoso. Non potevo piu' sopportare la vista dei civili massacrati e l'ingiustizia di una guerra inutile e assurda. Sono tornato a casa, in Cornovaglia. Ho lasciato l'esercito e ho ricominciato a vivere da civile". Eddie Falcon era il pilota dei C-130 che partivano dalla base di Manas, in Kirghizistan. Trasportava equipaggiamento, truppe, senatori, forze speciali, medici, veicoli militari. Successivamente e' stato impiegato in Kuwait e nel servizio aereo di spola tra Baghdad e la prigione di Bassora. "Gli aerei erano completamente privi di posti a sedere, in quanto le poltroncine erano state rimosse. I prigionieri erano accovacciati, legati e con un cappuccio in testa. Le bocche erano chiuse con nastro adesivo. Una o due ore in queste condizioni, a cui erano sottoposti numerosi civili innocenti. Molti di loro, la maggior parte, venivano rilasciati senza alcuna accusa. Un bel viaggetto in aereo sui cieli del Medio Oriente senza alcun motivo". Eddie, di origini messicane, porta con se le medagliette del servizio militare. "Le ho tempestate di falsi diamanti, e ora le uso come ricordo. L'ho fatto per esorcizzare il periodo in cui queste medagliette rappresentavano la mia identita' di soldato. Ora non sono altro che un gioiello di bigiotteria, per me".
"Abbiamo ucciso un civile innocente". Chi non ha superato il trauma della guerra e' David Cortelyou. Di ritorno da Ramadi, Iraq, dove ha prestato servizio come autista, radio-operatore e mitragliere, e' stato colpito da una profonda depressione e ha tentato il suicidio piu'volte. Curato con farmaci, adesso vive in Germania con la moglie. Durante l'incontro non ha retto allo stress e ha rinunciato a raccontare la sua esperienza. Poco prima aveva ricordato con noi uno dei momenti piu' terribili della missione in Iraq. "Eravamo impegnati in un'operazione di controllo, ma eravamo rilassati. Il mio superiore stava parlando di musica, avevamo fatto una festa la sera prima. Si avvicina un veicolo. Eravamo troppo vicini per seguire le normali regole d'ingaggio, usando i fari, agitando le mani sparando in aria. Abbiamo sparato contro l'auto. Due-trecento colpi. Abbiamo ucciso il guidatore. Nel posto dietro c'era un bambino. Vivo. Gli abbiamo ucciso il padre. Abbiamo preso il bambino, l'abbiamo portato davanti alla porta di una casa e l'abbiamo lasciato li'. Non abbiamo mai riportato l'accaduto. Dopo, ci abbiamo persino riso su, dicendo che tanto anche il bambino sarebbe diventato un terrrorista". David torna in America, dove riceve trattamento a base di farmaci in attesa di essere inviato di nuovo in Iraq. Ma rifiuta, e diventa Awol (Absent without leave, assente dal proprio reparto senza autorizzazione), che e' il preludio alla diserzione. Dopo 30 giorni un Awol diventa infatti tecnicamente disertore. "Sarei tornato in missione, ma solo per morire. Volevo morire. Tornare in guerra e morire". David non partecipera' alla fine della conferenza. Accompagnato dall'ex commilitone Chris Arendt, tornera' all'albergo, portando con se' i fantasmi della propria traumatica esperienza.
Leggetelo e diffondetelo.
Sette veterani dell'Iraq, riuniti in Germania, raccontano le loro storie. Guantanamo, Baghdad, Bassora: le testimonianze di chi ha disertato in nome della verita'. E che gira il mondo per raccontarlo
Il soldato d'inverno e' colui che si erge a difesa della nazione nel tempo piu' cupo e nelle ore piu' desolate, secondo la definizione dello scrittore britannico Thomas Paine, che aveva preso a cuore la causa indipendentista dei futuri Stati Uniti d'America. Fu coniata nel 1776, quando gli americani avevano appena eletto George Washington comandante in capo della guerra per l'indipendenza dagli inglesi, considerati invasori di una terra che sarebbe stata fondata sugli ideali di liberta' e democrazia. Duecento anni dopo, quando gli invasori divennero gli americani, 'Winter Soldier fu il nome dato dai veterani del Vietnam a un incontro che si tenne a Detroit nel 1971, un mese dopo il massacro di Mi Lai. In quella occasione, 100 reduci raccontarono le atrocita' e i crimini di guerra che videro o commissero nel Paese del sud-est asiatico.I veterani contro la guerra. Oggi i veterani sono quelli della guerra in Iraq, e sotto il nome di Winter Soldier si riuniscono dallo scorso anno per far sapere al mondo che gli esiti della 'guerra per la democrazia' sono stati disastrosi: per il Paese nel quale hanno combattuto, per quello per il quale hanno combattuto, e per loro stessi.
A Friburgo, In Germania, questo fine-settimana, sette di loro hanno testimoniato le loro esperienze in uno dei tanti incontri organizzati dall'Ivaw (Iraq Veterans Against the War), organizzazione fondata nel 2004 che annovera tra le sue finalita' la richiesta di ritiro immediato di tutte le forze di occupazione nel Paese mediorentale, il risarcimento per la devastazione umana e materiale provocata dal conflitto e la piena assistenza economica e sanitaria per chi ritorna dalla guerra.Il trauma. Chi ritorna spesso si ammala, o torna gia' malato di una malattia ormai nota. E' il Ptsd (Post traumatic stress disorder), un acronimo sotto il quale si celano le piu varie psicosi: depressione, ansia, nevrosi, tendenza al suicidio. Ne soffre il 15 percento dei soldati di ritorno dall'Iraq. Ne hanno sofferto, o tuttora ne soffrono, anche Chris Capps, David Cortelyou, Lee Kamara, Andre Shepherd, Martin Webster, Chris Arendt, Zack Baddorf, Eddie Falcon: tutti hanno prestato servizio in Iraq, e da mesi girano il mondo per portare il loro contributo alla causa antimilitarista. Se il loro Paese, siano gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, li considera disertori, incontrandoli si rivelano individui la cui statura morale e il cui coraggio civile rappresentano qualita' ormai introvabili negli uomini che li hanno mandati a combattere, e che quei Paesi li governano. Impegnandoli in guerre che ne hanno gravemente minato la credibilita' e l'autorita' morale.
"Abu Ghraib e Guantanamo sono i simboli della disfatta del nostro Paese. Posso dirlo perche' io a Guantanamo ci ho lavorato". A parlare e' Chris Arendt, arruolatosi a 17 anni nella Guardia Nazionale e chiamato nel 2003 a lavorare a Guantanamo come secondino. "Un artigliere della Guardia nazionale di 19 anni che va a fare il secondino a Guantanamo, pensate un po'. Nell'addestramento preparatorio ci insegnavano come ammanettare la gente. Una cosa ridicola. Assurda. Mettere le manette a un altro essere umano e' una cosa goffa, disumana. Io dovevo nutrire i detenuti, assisterli se avevano bisogno di qualcosa e... dare loro la carta igienica. A volte, durante gli interrogatori, li tenevano un giorno intero in una stanzetta, fermi, senza consentire loro nemmeno di andare al bagno. Musica a massimo volume, temperatura tra i 10 e i 20 gradi. Altre volte i trattamenti erano peggiori, come l'utilizzo di spray al peperoncino, ma di tortura a Guantanamo e altrove si e' parlato in abbondanza. A mio parere, vorrei sapere se stare cinque anni in un carcere, lontano dalla propria famiglia e dai propri amici, senza avere la piu' pallida idea del perche' si e' li', non e' considerato tortura. Per me si''". Christopher ha trovato il modo per superare il ricordo dei mesi passati a Guantanamo dedicandosi all'arte. Ricicla uniformi militari trasformandole in carta. Piccoli quaderni artigianali sui quali pubblica disegni o poesie scritte a mano, oppure ne fa segnalibri decorati e li vende agli incontri. Da settimane e' in giro per l'Europa dormendo da chi lo ospita perche', dice, "non ho davvero un soldo per pagarmi un albergo".
Anche Lee Kamara ha trovato nell'espressione artistica una forma di terapia. Impegnato nelle forze speciali britanniche a Bassora nel 2004, oggi lavora a un progetto chiamato Voci di Guerra, un Dvd sulla sua esperienza al fronte nel quale sono contenute anche canzoni da lui scritte. "Ho trovato insensato tutto quello che facevo a Bassora, l'ho trovato disumano, mostruoso. Non potevo piu' sopportare la vista dei civili massacrati e l'ingiustizia di una guerra inutile e assurda. Sono tornato a casa, in Cornovaglia. Ho lasciato l'esercito e ho ricominciato a vivere da civile". Eddie Falcon era il pilota dei C-130 che partivano dalla base di Manas, in Kirghizistan. Trasportava equipaggiamento, truppe, senatori, forze speciali, medici, veicoli militari. Successivamente e' stato impiegato in Kuwait e nel servizio aereo di spola tra Baghdad e la prigione di Bassora. "Gli aerei erano completamente privi di posti a sedere, in quanto le poltroncine erano state rimosse. I prigionieri erano accovacciati, legati e con un cappuccio in testa. Le bocche erano chiuse con nastro adesivo. Una o due ore in queste condizioni, a cui erano sottoposti numerosi civili innocenti. Molti di loro, la maggior parte, venivano rilasciati senza alcuna accusa. Un bel viaggetto in aereo sui cieli del Medio Oriente senza alcun motivo". Eddie, di origini messicane, porta con se le medagliette del servizio militare. "Le ho tempestate di falsi diamanti, e ora le uso come ricordo. L'ho fatto per esorcizzare il periodo in cui queste medagliette rappresentavano la mia identita' di soldato. Ora non sono altro che un gioiello di bigiotteria, per me".
"Abbiamo ucciso un civile innocente". Chi non ha superato il trauma della guerra e' David Cortelyou. Di ritorno da Ramadi, Iraq, dove ha prestato servizio come autista, radio-operatore e mitragliere, e' stato colpito da una profonda depressione e ha tentato il suicidio piu'volte. Curato con farmaci, adesso vive in Germania con la moglie. Durante l'incontro non ha retto allo stress e ha rinunciato a raccontare la sua esperienza. Poco prima aveva ricordato con noi uno dei momenti piu' terribili della missione in Iraq. "Eravamo impegnati in un'operazione di controllo, ma eravamo rilassati. Il mio superiore stava parlando di musica, avevamo fatto una festa la sera prima. Si avvicina un veicolo. Eravamo troppo vicini per seguire le normali regole d'ingaggio, usando i fari, agitando le mani sparando in aria. Abbiamo sparato contro l'auto. Due-trecento colpi. Abbiamo ucciso il guidatore. Nel posto dietro c'era un bambino. Vivo. Gli abbiamo ucciso il padre. Abbiamo preso il bambino, l'abbiamo portato davanti alla porta di una casa e l'abbiamo lasciato li'. Non abbiamo mai riportato l'accaduto. Dopo, ci abbiamo persino riso su, dicendo che tanto anche il bambino sarebbe diventato un terrrorista". David torna in America, dove riceve trattamento a base di farmaci in attesa di essere inviato di nuovo in Iraq. Ma rifiuta, e diventa Awol (Absent without leave, assente dal proprio reparto senza autorizzazione), che e' il preludio alla diserzione. Dopo 30 giorni un Awol diventa infatti tecnicamente disertore. "Sarei tornato in missione, ma solo per morire. Volevo morire. Tornare in guerra e morire". David non partecipera' alla fine della conferenza. Accompagnato dall'ex commilitone Chris Arendt, tornera' all'albergo, portando con se' i fantasmi della propria traumatica esperienza.
lunedì 9 marzo 2009
giovedì 5 marzo 2009
Una nuova moneta contro la crisi: lo scec
Argomenti:
Il vecchio Blog
Si chiama Scec e circola già in quasi tutta Italia. Chi la usa risparmia
Lo sapevate che in Italia circola da qualche tempo un'altra moneta oltre all'Euro?
Una moneta coniata non dalla Banca centrale europea, ma da un'associazione di privati cittadini allo scopo di sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e le realtà produttive e commerciali locali. Un'originale soluzione 'dal basso' per contrastare l'attuale crisi economica.
PeaceReporter ha intervistato gli ideatori di questa iniziativa.
"Lo Scec, che sta per 'Solidarietà CHe Cammina' - spiega Pierluigi Paoletti, ex analista finanziario toscano e presidente dell'associazione 'Arcipelago Scec' - è nato a Napoli nel maggio 2007 su iniziativa dell'associazione 'Masaniello' e un anno dopo si è esteso a nove regioni italiane (Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Calabria, Sicilia, Veneto, Friuli e Lombardia), dove già erano in corso analoghi esperimenti di monete locali che quindi sono state 'assorbite' dallo Scec, ritenuto il sistema più comodo e funzionale. Attualmente lo Scec, coniato in tagli da 1/2, 1, 2, 5, 10 e 50, è utilizzato, assieme all'Euro, da quattromila persone e accettato, sempre assieme all'Euro, da millesettecento attività commerciali. Lo Scec non sostituisce l'Euro, anzi, può funzionare solo circolando assieme ad esso: con i soli Scec non è possibile comprare nessun bene o servizio. Tecnicamente funziona come un buono sconto, come quelli distribuiti dai supermercati, con la differenza che non valgono solo per acquistare determinati prodotti nei negozi della catena che li emette: gli Scec sono utilizzabili e riutilizzabili per acquistare beni e servizi presso tutte le attività commerciali che li accettano".Ecco come funziona. Gianfranco Florio, impiegato romano e segretario dell'associazione 'Arcipelago Scec', spiega il funzionamento di questa moneta complementare. "Ci sono due modi per entrare nel circuito Scec: o come privato che vuole usare questa moneta per acquistare beni e servizi, o come commerciante che vuole accettarla come mezzo di pagamento. Ogni commerciante decide quale percentuale di Scec accettare, se il 10, il 20 o il 50 percento. Questo significa che il bene o il servizio che egli vede normalmente, per esempio, a 100 euro, potrà essere acquistato anche, rispettivamente, a 90 Euro e 10 Scec, a 80 Euro e 20 Scec o a 50 Euro e 50 Scec. Poiché che gli Scec vengono accreditati ai privati gratuitamente, il vantaggio di chi li usa per fare acquisti è che risparmia. Il vantaggio dei commercianti che li accettano è che vendono di più, come in una qualsiasi offerta promozionale (per questo a loro viene chiesta una simbolica quota associativa di 10 o 20 euro a seconda delle regioni); inoltre possono spendere gli Scec incassati presso altri eserciti commerciali risparmiando a loro volta"."Gli Scec - spiega Gaetano Lalegname, imprenditore milanese e segretario dell'Isola Scec Lombardia, nata all'inizio di quest'anno - vengono coniati in una tipografia di Terni. Ne sono stati stampati oltre due milioni, al costo di circa seimila euro, pagati dall'associazione con i soldi delle quote associative e dalle donazioni dei soci sostenitori. Finora, in questi primi otto mesi di sperimentazione a livello nazionale, sono stati messi in circolazione 400 mila Scec con un'unica distribuzione da 100 Scec per ogni nuovo socio privato. Man mano che il circuito crescerà ci saranno nuove distribuzioni, che poi dovrebbero diventare mensili. Chi già oggi ha bisogno di più Scec da spendere, può riceverli come anticipo sulle prossime distribuzioni, per non contravvenire a un criterio di equa distribuzione. Per il futuro c'è in programma anche la creazione di un circuito Scec elettronico per transazioni on-line e di Scec Point Market dove poter acquistare diverse merci".
A Nello De Gennaro, imprenditore napoletano e presidente dell'associazione Masaniello, considerato l'inventore dello Scec, chiediamo dei risvolti politici di questo progetto. "L'idea iniziale è venuta fuori da una discussione in rete tra persone che frequentavano il Meetup napoletano di Beppe Grillo. Dietro questo progetto non c'è nessun interesse privato e nessun partito politico. Sarebbe assurdo voler dare a un simile progetto una connotazione di parte politica, di destra o di sinistra: la moneta è di tutti. E sarebbe anche controproducente: uno Scec 'di parte' attirerebbe qualcuno ma allontanerebbe qualcun altro, compromettendo la riuscita del progetto. Siamo aperti a collaborazioni e a sinergie con partiti, movimenti e associazioni di ogni colore politico se questo contribuisce a far crescere il progetto, ma non ci faremo mai usare e strumentalizzare da nessuno perché questo significherebbe la fine dello Scec
E per chi volesse approfondire: PROGETTO SCEC
E per chi vorrebbe entrare nel circuito Scec: CIRCUITO SCEC
NEWS
Sry Lanka: civili sotto le bombe
Bce taglia i tassi
Testamento biologico: da oggi si vota
Frase del giorno
Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro"
Muhammad Ali, rifiutandosi di combattere in Vietnam
Lo sapevate che in Italia circola da qualche tempo un'altra moneta oltre all'Euro?
Una moneta coniata non dalla Banca centrale europea, ma da un'associazione di privati cittadini allo scopo di sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e le realtà produttive e commerciali locali. Un'originale soluzione 'dal basso' per contrastare l'attuale crisi economica.
PeaceReporter ha intervistato gli ideatori di questa iniziativa.
"Lo Scec, che sta per 'Solidarietà CHe Cammina' - spiega Pierluigi Paoletti, ex analista finanziario toscano e presidente dell'associazione 'Arcipelago Scec' - è nato a Napoli nel maggio 2007 su iniziativa dell'associazione 'Masaniello' e un anno dopo si è esteso a nove regioni italiane (Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Calabria, Sicilia, Veneto, Friuli e Lombardia), dove già erano in corso analoghi esperimenti di monete locali che quindi sono state 'assorbite' dallo Scec, ritenuto il sistema più comodo e funzionale. Attualmente lo Scec, coniato in tagli da 1/2, 1, 2, 5, 10 e 50, è utilizzato, assieme all'Euro, da quattromila persone e accettato, sempre assieme all'Euro, da millesettecento attività commerciali. Lo Scec non sostituisce l'Euro, anzi, può funzionare solo circolando assieme ad esso: con i soli Scec non è possibile comprare nessun bene o servizio. Tecnicamente funziona come un buono sconto, come quelli distribuiti dai supermercati, con la differenza che non valgono solo per acquistare determinati prodotti nei negozi della catena che li emette: gli Scec sono utilizzabili e riutilizzabili per acquistare beni e servizi presso tutte le attività commerciali che li accettano".Ecco come funziona. Gianfranco Florio, impiegato romano e segretario dell'associazione 'Arcipelago Scec', spiega il funzionamento di questa moneta complementare. "Ci sono due modi per entrare nel circuito Scec: o come privato che vuole usare questa moneta per acquistare beni e servizi, o come commerciante che vuole accettarla come mezzo di pagamento. Ogni commerciante decide quale percentuale di Scec accettare, se il 10, il 20 o il 50 percento. Questo significa che il bene o il servizio che egli vede normalmente, per esempio, a 100 euro, potrà essere acquistato anche, rispettivamente, a 90 Euro e 10 Scec, a 80 Euro e 20 Scec o a 50 Euro e 50 Scec. Poiché che gli Scec vengono accreditati ai privati gratuitamente, il vantaggio di chi li usa per fare acquisti è che risparmia. Il vantaggio dei commercianti che li accettano è che vendono di più, come in una qualsiasi offerta promozionale (per questo a loro viene chiesta una simbolica quota associativa di 10 o 20 euro a seconda delle regioni); inoltre possono spendere gli Scec incassati presso altri eserciti commerciali risparmiando a loro volta"."Gli Scec - spiega Gaetano Lalegname, imprenditore milanese e segretario dell'Isola Scec Lombardia, nata all'inizio di quest'anno - vengono coniati in una tipografia di Terni. Ne sono stati stampati oltre due milioni, al costo di circa seimila euro, pagati dall'associazione con i soldi delle quote associative e dalle donazioni dei soci sostenitori. Finora, in questi primi otto mesi di sperimentazione a livello nazionale, sono stati messi in circolazione 400 mila Scec con un'unica distribuzione da 100 Scec per ogni nuovo socio privato. Man mano che il circuito crescerà ci saranno nuove distribuzioni, che poi dovrebbero diventare mensili. Chi già oggi ha bisogno di più Scec da spendere, può riceverli come anticipo sulle prossime distribuzioni, per non contravvenire a un criterio di equa distribuzione. Per il futuro c'è in programma anche la creazione di un circuito Scec elettronico per transazioni on-line e di Scec Point Market dove poter acquistare diverse merci".
A Nello De Gennaro, imprenditore napoletano e presidente dell'associazione Masaniello, considerato l'inventore dello Scec, chiediamo dei risvolti politici di questo progetto. "L'idea iniziale è venuta fuori da una discussione in rete tra persone che frequentavano il Meetup napoletano di Beppe Grillo. Dietro questo progetto non c'è nessun interesse privato e nessun partito politico. Sarebbe assurdo voler dare a un simile progetto una connotazione di parte politica, di destra o di sinistra: la moneta è di tutti. E sarebbe anche controproducente: uno Scec 'di parte' attirerebbe qualcuno ma allontanerebbe qualcun altro, compromettendo la riuscita del progetto. Siamo aperti a collaborazioni e a sinergie con partiti, movimenti e associazioni di ogni colore politico se questo contribuisce a far crescere il progetto, ma non ci faremo mai usare e strumentalizzare da nessuno perché questo significherebbe la fine dello Scec
E per chi volesse approfondire: PROGETTO SCEC
E per chi vorrebbe entrare nel circuito Scec: CIRCUITO SCEC
NEWS
Sry Lanka: civili sotto le bombe
Bce taglia i tassi
Testamento biologico: da oggi si vota
Frase del giorno
Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro"
Muhammad Ali, rifiutandosi di combattere in Vietnam
martedì 3 marzo 2009
Auguri al Nonno Dado!!!
Argomenti:
OhRizzonti
Dado – L’uomo dell’Anno:
APPI BORDEI CIU IU
APPI BORDEI CIU DADO
APPI BORDEI CIU IU
APPI BORDEI CIU DADO!!!
Tanti Auguri per il tuo Compleanno!!!Il Tuo Amico Oh!Rizzonto Stefano.Scemo chi Legge…
lunedì 2 marzo 2009
Immagine della Settimana / 80
Argomenti:
foto della settimana
| Frase del Giorno: ”Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri”. (Giorgio Gaberscik). |
Armi al fosforo usate in Israele: forse prove certe
Argomenti:
Il vecchio Blog
Buongiorno amici del blog... ecco un articolo da Peacereporter riguardante l'uso di armi al fosforo usate in Israele
Un rapporto medico-militare israeliano rivela che Hamas ha usato munizioni al fosforo contro Israele. E potrebbe farlo ancoraUn semplice fascicolo, quattro fogli di direttive tecniche prodotte dai medici militari israeliani, per spiegare come riconoscere le ferite causate dalle munizioni al fosforo bianco. E soprattutto come curarle. Il dossier è stato distribuito ad alcuni medici israeliani perché siano pronti nel caso in cui Hamas cominciasse a lanciare razzi contenenti fosforo bianco, cosa che in almeno un episodio è già accaduta."Durante l'operazione Piombo Fuso abbiamo ricevuto rapporti secondo cui Hamas sta usando munizioni contenenti fosforo bianco". Così inizia il dossier, che è stato consegnato ad alcuni medici della Magen David Adom (Stella Rossa di Davide, la società di soccorso israeliana, analoga alla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionali).
Compilato da ufficiali medici dell’esercito e della Stella Rossa di Davide, firmato da Zvi Feinberg, capo del dipartimento di medicina al Magen David Adom, e Rami Miller, capo dei paramedici. Il documento contiene informazioni scientifiche e affidabili sul fosforo bianco, che sarebbero state molto preziose per i medici palestinesi durante l’offensiva. E rimarca inoltre un episodio sfuggito a molti giornali. Il 14 gennaio, il giorno stesso della data riportata sul documento, dei miliziani palestinesi avevano inserito nella testa di un razzo alcuni frammenti di fosforo, recuperati da un sito bombardato da Israele, e lo avevano lanciato contro il villaggio di Eshkol, nel sud di Israele, senza causare vittime o feriti.
Ora il timore, da parte delle forze di sicurezza e sanitarie israeliane, è che Hamas decida di ripetere l'esperimento, trovando un modo efficace per sparare oltreconfine tutto il fosforo caduto su Gaza durante i ventidue giorni di offensiva. Al momento si sa solo che Hamas dispone di una certa quantità della materia prima.
A un mese dalla tregua unilaterale dichiarata da Israele, i frammenti di fosforo si trovano ancora con facilità in tutta la Striscia. Pezzetti di materiale, che a prima vista sembra legno carbonizzato, sono diventati uno dei giochi preferiti dei bambini palestinesi. Ragazzini ingenui li incendiano smuovendo la superficie e li spengono coprendoli con la sabbia, incuranti delle conseguenze per la loro salute. Buona parte delle bombe inesplose e molti dei frammenti di fosforo caduti sulla Striscia sono stati rastrellati dalle forze di sicurezza di Hamas, che li hanno inizialmente immagazzinati nel cortile di una centrale di polizia a Gaza città. I pezzi di fosforo erano stati inseriti in bidoni pieni d'acqua, per disattivarli. Il sito è stato visitato e filmato da alcuni giornalisti, tra cui anche una troupe della televisione italiana. Due giorni dopo però, l’11 febbraio, quello stesso deposito era stato svuotato. I missili e i bidoni trasferiti in una località segreta.Il dottor Nafiz Abu Shaban, primario del reparto ustionati dell'ospedale di Shifa, il più grande di Gaza città, racconta che all'inizio dell'offensiva i feriti da munizioni al fosforo venivano trattati come fossero ustionati comuni. Venivano soccorsi e rimandati a casa. Solo che, pochi di giorni dopo, quelli tornavano aggravati, con la carne delle ferite consumata fino all'osso. Alcuni sono anche deceduti, nonostante la scarsa superficie di pelle ustionata. Altri, mostravano una condizione generale aggravata, e alcuni organi interni compromessi. Dopo aver chiesto aiuto ad alcuni medici internazionali presenti nella Striscia durante l’offensiva, dottori con esperienze in Libano e Iraq, i medici palestinesi hanno cambiato terapia: portare i pazienti ustionati direttamente in sala operatoria, e rimuovere chirurgicamente ogni frammento, anche microscopico, della sostanza". Le particelle di fosforo bianco, infatti, bruciano a contatto con l'ossigeno finché non sono completamente consumate.
Ora i feriti palestinesi che presentavano le ustioni da fosforo meno gravi, sono tornati a casa e cercano di ricominciare a vivere nonostante le amputazioni. I casi più complicati, invece, sono stati evacuati verso cliniche in Egitto e altri paesi in grado di assisterli. Il dottor Nafiz Abu Shaban e gli altri medici della Striscia che hanno durante la guerra hanno dovuto affrontare un’autentica emergenza sanitaria, non sapevano dell’esistenza del dossier israeliano con il quale, con ogni probabilità, avrebbero potuto salvare diverse vite.
Il fosforo secondo la convenzione internazionale per l'abolizione delle armi incendiarie non è illegale, a meno che non sia impiegato come arma anti-uomo in aree abitate da civili. L'uso che ne è stato fatto durante Piombo Fuso potrebbe essere oggetto di una causa per crimini di guerra alla Corte Criminale Internazionale dell'Aja, la cui giurisdizione non è però accettata da Israele. Il processo potrebbe tenersi lo stesso se la causa fosse proposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma in quella sede gli Stati Uniti hanno sempre protetto Israele, ponendo il proprio veto.
News
Colpo di stato in Guinea Bissau
Spese militari americane in aumento
Ue: Ogm, no fine moratoria
Un rapporto medico-militare israeliano rivela che Hamas ha usato munizioni al fosforo contro Israele. E potrebbe farlo ancoraUn semplice fascicolo, quattro fogli di direttive tecniche prodotte dai medici militari israeliani, per spiegare come riconoscere le ferite causate dalle munizioni al fosforo bianco. E soprattutto come curarle. Il dossier è stato distribuito ad alcuni medici israeliani perché siano pronti nel caso in cui Hamas cominciasse a lanciare razzi contenenti fosforo bianco, cosa che in almeno un episodio è già accaduta."Durante l'operazione Piombo Fuso abbiamo ricevuto rapporti secondo cui Hamas sta usando munizioni contenenti fosforo bianco". Così inizia il dossier, che è stato consegnato ad alcuni medici della Magen David Adom (Stella Rossa di Davide, la società di soccorso israeliana, analoga alla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionali).
Compilato da ufficiali medici dell’esercito e della Stella Rossa di Davide, firmato da Zvi Feinberg, capo del dipartimento di medicina al Magen David Adom, e Rami Miller, capo dei paramedici. Il documento contiene informazioni scientifiche e affidabili sul fosforo bianco, che sarebbero state molto preziose per i medici palestinesi durante l’offensiva. E rimarca inoltre un episodio sfuggito a molti giornali. Il 14 gennaio, il giorno stesso della data riportata sul documento, dei miliziani palestinesi avevano inserito nella testa di un razzo alcuni frammenti di fosforo, recuperati da un sito bombardato da Israele, e lo avevano lanciato contro il villaggio di Eshkol, nel sud di Israele, senza causare vittime o feriti.
Ora il timore, da parte delle forze di sicurezza e sanitarie israeliane, è che Hamas decida di ripetere l'esperimento, trovando un modo efficace per sparare oltreconfine tutto il fosforo caduto su Gaza durante i ventidue giorni di offensiva. Al momento si sa solo che Hamas dispone di una certa quantità della materia prima.
A un mese dalla tregua unilaterale dichiarata da Israele, i frammenti di fosforo si trovano ancora con facilità in tutta la Striscia. Pezzetti di materiale, che a prima vista sembra legno carbonizzato, sono diventati uno dei giochi preferiti dei bambini palestinesi. Ragazzini ingenui li incendiano smuovendo la superficie e li spengono coprendoli con la sabbia, incuranti delle conseguenze per la loro salute. Buona parte delle bombe inesplose e molti dei frammenti di fosforo caduti sulla Striscia sono stati rastrellati dalle forze di sicurezza di Hamas, che li hanno inizialmente immagazzinati nel cortile di una centrale di polizia a Gaza città. I pezzi di fosforo erano stati inseriti in bidoni pieni d'acqua, per disattivarli. Il sito è stato visitato e filmato da alcuni giornalisti, tra cui anche una troupe della televisione italiana. Due giorni dopo però, l’11 febbraio, quello stesso deposito era stato svuotato. I missili e i bidoni trasferiti in una località segreta.Il dottor Nafiz Abu Shaban, primario del reparto ustionati dell'ospedale di Shifa, il più grande di Gaza città, racconta che all'inizio dell'offensiva i feriti da munizioni al fosforo venivano trattati come fossero ustionati comuni. Venivano soccorsi e rimandati a casa. Solo che, pochi di giorni dopo, quelli tornavano aggravati, con la carne delle ferite consumata fino all'osso. Alcuni sono anche deceduti, nonostante la scarsa superficie di pelle ustionata. Altri, mostravano una condizione generale aggravata, e alcuni organi interni compromessi. Dopo aver chiesto aiuto ad alcuni medici internazionali presenti nella Striscia durante l’offensiva, dottori con esperienze in Libano e Iraq, i medici palestinesi hanno cambiato terapia: portare i pazienti ustionati direttamente in sala operatoria, e rimuovere chirurgicamente ogni frammento, anche microscopico, della sostanza". Le particelle di fosforo bianco, infatti, bruciano a contatto con l'ossigeno finché non sono completamente consumate.
Ora i feriti palestinesi che presentavano le ustioni da fosforo meno gravi, sono tornati a casa e cercano di ricominciare a vivere nonostante le amputazioni. I casi più complicati, invece, sono stati evacuati verso cliniche in Egitto e altri paesi in grado di assisterli. Il dottor Nafiz Abu Shaban e gli altri medici della Striscia che hanno durante la guerra hanno dovuto affrontare un’autentica emergenza sanitaria, non sapevano dell’esistenza del dossier israeliano con il quale, con ogni probabilità, avrebbero potuto salvare diverse vite.
Il fosforo secondo la convenzione internazionale per l'abolizione delle armi incendiarie non è illegale, a meno che non sia impiegato come arma anti-uomo in aree abitate da civili. L'uso che ne è stato fatto durante Piombo Fuso potrebbe essere oggetto di una causa per crimini di guerra alla Corte Criminale Internazionale dell'Aja, la cui giurisdizione non è però accettata da Israele. Il processo potrebbe tenersi lo stesso se la causa fosse proposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma in quella sede gli Stati Uniti hanno sempre protetto Israele, ponendo il proprio veto.
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