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sabato 4 aprile 2015

L’Ultimo Lupo

Lo so questo weekend avete bisogno di una dose di testosterone e nelle sale è appena uscito “Fast and Furious 7”, ma io vi consiglio di andarvi a vedere “L’Ultimo Lupo”, quest’ottimo film essendo ancora in programmazione, non è da farselo perdere!



Nel 1967 la Cina è in quella che poi è stata ribattezzata Rivoluzione Culturale ed il co-protagonista di questa storia è il giovane studente di Pechino Chen Zhen che viene spedito dal partito nella regione della Mongolia Interna, per insegnare alle tribù nomadi del territorio la cultura cinese e per lavorare con loro, seguendoli durante la loro vita nomade; La sua vita consiste ad insegnare a leggere ai figli dei nomadi e di contribuire aiutandoli nell’allevamento, qui di ritorno all’accampamento viene circondato da un gruppo di lupi mongoli, riesce a scappare ma da quell’incontro ne rimane affascinato e sorpreso per il rispetto ed il legame che gli lega indisubilmente ai nomadi, ma prima una forte carestia che colpisce il territorio e che decima le riserve di caccia dei lupi, poi i leader locali del partito comunista ne decidono lo sterminio, Chen rimane spettatore del genocidio ma riesce a salvare un cucciolo.

Il film è tratto dal romanzo “Il Totem del Lupo” di Jiang Rong che non è altro che il protagonista Chen Zhen, il libro di grande successo in Cina, tanto da ricevere il titolo niente che di meno di libro più letto dopo il “Libretto Rosso” di Mao, Jiang è divenuto anche con il suo libro uno dei percussori dell’ambientalismo cinese che chiama alla responsabilità le autorità perché il terribile sterminio dei lupi mongoli non accada più.

Del film di Jean-Jacques Annaud possiamo amare la bravura nel farci innamorare della bellezza del territorio mongolo (Che da 30 anni rischia di essere distrutto dalla desertificazione), ma anche del legame fra i pastori nomadi ed i lupo, quasi uomo e lupo ad assomigliarsi in tutto, i lupi ed i pastori vittime di un tipo di politica che giunge dall’alto completamente sbagliata ed implacabile si abbatte sulla vita di uomini e animali fino a distruggerli senza possibilità d’appello, il lupo segue regole che sono le stesse da tempo immemorabile ed impossibilitato ad abituarsi a regole umane, viene condannato ad una fine spietata e senza senso, un genocidio.
 La politica del cinema di Annaud è molto più forte di quanto si creda, i suoi protagonisti ci assomigliano più di quanto possiamo pensare, non sono eroi ma persone comuni, dai suoi più grandi successi come “Il Nome della Rosa” e “Sette Anni in Tibet”, i protagonisti Adso da Melk e Heinrich Harrer sono persone normali che si ritrovano in cambiamenti più grandi di loro ma non possono opporsi tanto è la forza avversaria, Adso da Melk chiederà a Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) aiutò ma rimarrà impotente di fronte all’inquisizione, lo stesso succederà ad Heinrich Harrer (Brad Pitt) impotente anch’esso contro l’invasione cinese e la seguente occupazione del Tibet (Questione ancora irrisolta che ha portato al genocidio della popolazione tibetana), qui Chen Zhen è uno studente che non si oppone alle decisioni troppo pressanti che vengono dall’alto ed eseguite all'unanimità, potrà salvare un solo cucciolo dal genocidio e crescerlo non senza grossi problemi. Ed è per questo che il film oltre alle sue cruenti ma reali immagini ci costringe ad un faccia a faccia con la nostra impotenza non verso la natura ma verso l'uomo, un'umanità chiamata da Dio per salvaguardare la terra e la sua vita non per distruggerala.



La stessa riflessione possiamo farla anche in casa nostra, dove la stessa stupida mentalità ha portato negli anni 70 ad una popolazione del lupo italiano a soli 100 esemplari, le cose per fortuna da noi sono andate ben diversamente, ora la popolazione censita è di quasi 1500 esemplari ma come potete leggere in questo articolo de Il Corriere, il bracconaggio ne uccide 200 all’anno!


Buona visione!

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