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mercoledì 20 maggio 2015

Riccardo Rasman

Quante volte ci capita di parlare per di più, di fatti e personaggi noti, notizie più o meno strane, quanto è più difficile parlare di una persona comune, che non ha fatto nulla di straordinario, per chi non c’era, inseguiva una sua chimera o faceva un video disegnando su una lavagna, ecco la storia di Riccardo Rasman.



Ai più questo nome non dice niente, ma Riccardo era un ragazzo che frequentava un centro di igiene mentale, soffriva di schizofrenia paranoide e depressione acuta, un dono ricevuto grazie ad episodi di nonnismo subiti durante la naja (Il bello di fare il militare); Era il 27 ottobre 2006, e sarebbe stato l’ultimo giorno della sua vita ma lui non poteva saperlo, si trovava nell’appartamento messo a disposizione dall’Ater di Trieste, ma poche volte si fermava lì la notte, di solito la passava in casa dei genitori, quella sera era molto contento perché aveva trovato lavoro come operatore ecologico, ai genitori aveva detto che sarebbe uscito con gli amici, ma molto probabilmente era in uno strano stato detto “felicità” (Chi è mai stato contento di aver trovato lavoro?) Ebbene era agitato per il lavoro ottenuto, per lui era una grande cosa, oltre ad essere felice era ovviamente anche agitato.

Verso le 20.00 vi fu una segnalazione al 113, che secondo le le contraddittorie testimonianze dei vicini, Riccardo stava ascoltando musica ad alto volume ed era uscito nudo sul balcone, lanciando due petardi nella corte interna dello stabile, uno di essi scoppiò a poca distanza da una ragazza, senza causarle lesioni. Giunsero così due volanti (Che se provi a chiamarle te per disturbi di vicinato, fanno prima ad arrivare gli alieni), per un totale di quattro agenti (Manco fosse Matteo Messina Denaro) a cui si aggiunsero altri 4 vigili del fuoco, una vicina di casa disse agli agenti della volante che uno dei petardi le aveva fatto sanguinare un orecchio, ma durante il processo si scoprì che aveva soltanto preso uno spavento! E nessuno riuscì mai a portare i residui di quei petardi esplosi in tribunale!

Riccardo, nel frattempo si era rivestito e si era steso nel letto con la luce spenta, rifiutò di aprire, intimorito forse in seguito a un'altra colluttazione con le forze dell'ordine risalente al 1999, la sorella in seguito trovò sul tavolino in cucina un biglietto scritto dalle mani tremanti del fratello prima dell'irruzione: 

“Per favore per cortesia vi prego non fatemi del male, non ho fatto niente di male”.

Riccardo si rifiutò di aprire quella porta, allora i vigili del fuoco su ordine degli agenti sfondarono la porta, cominciò così una colluttazione efferata col ferocissimo criminale, otto contro uno! Riccardo venne gettato a terra, incaprettato, le caviglie legate con filo di ferro, a turno gli salirono sul torace per molti minuti, i vicini lo sentirono rantolare, poi il silenzio.



Fu così che morì un giovane con disturbi psicofisici, sarebbe bastato fare una chiamata ai genitori e non sarebbe successo niente, non è stato un tentativo di calmare una persona, ma da quello che è stato rivelato dopo risulta essere stata un'omicidio efferato perpetrato su una vittima inerme ed indifesa, basta dare un'occhiata all'appartamento del giovane triestino dopo la colluttazione per poter vedere: schizzi di sangue ovunque sui muri, il cadavere martoriato, il cranio sfondato. Per picchiarlo avevano usato anche il piede di porco con il quale avevano forzato l'uscio di casa (Alla faccia dei temutisimi black-block. Gli inquirenti "trovarono" una bottiglia di vino vuota, a indicare che Riccardo poteva essere ubriaco fradicio, ma dagli esami tossicologici risultò che non aveva bevuto nemmeno una goccia di alcol, i famigliari ipotizzano che qualcuno abbia voluto intenzionalmente far passare il ragazzo per un ubriacone impazzito.

Ma non è finita qua la sua vicenda, la causa sulla sua morte fu prima affidata ai colleghi degli assassini, solo dopo molto faticare il magistrato la revocò; Durante il processo, l'avvocato dello Stato arrivò a dire che in realtà Rasman era “un peso per la collettività”, un uomo “abbandonato a se stesso”, insomma una vita perduta, di poco valore, di così poco valore che il Viminale non ha ancora proceduto a liquidare il risarcimento, limitandosi a versare per il momento soltanto 60mila euro che la famiglia di Riccardo ha ovviamente speso per fare fronte ai vari processi.



Ma ora, il 29 aprile di quest'anno lo Stato è stato condannato pagare 1 milione e 200mila euro alla famiglia. Nel 2009 sono stati condannati gli agenti Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi a sei mesi con la condizionale, i tre non sono mai andati in carcere e sono tutt’ora in servizio! Resoconto lo Stato cioè noi continua a mantenere in servizio degli assassini e a pagarli, inoltre lo Stato, cioè noi, per l'omicidio causato da dei suoi operatori è costretto, giustamente, a rimborsare la famiglia delle vittime, quando per omicidio una persona dovrebbe finire dietro le sbarre ed accollarsi le spese, è una vergogna che un assassino possa tenersi addosso ancora una divisa, sembra che ci siano assassini di serie A e di serie B, secondo lo Stato puoi continuare ad ammazzare ma solo se sei dei loro.

L’avvocato De Filippi ricorda: “Hanno ammazzato un ragazzo in casa sua, un disabile psichico che non aveva mai dato problemi, e l'atteggiamento del ministero dell'Interno è quello di opporre un muro di gomma incomprensibile”. La madre come tant’altre madri che piangono i loro figli uccisi dalle forze dell’ordine che avrebbero dovuto difenderli e prendersi cura della loro incolumità quando sono sotto arresto, vuole vedere tolta la divisa di chi gli ha ucciso il figlio; Da aggiungere anche il grado di abbandono in cui la vicenda è finita, non c’è stata nessuna presa di posizione da nessuna autorità, Riccardo è stato condannato così all’oblio, finisco con una dichiarazione della madre di Riccardo: “Nessuno ci ricorda, nessuno viene a chiederci la nostra disperazione. Lo Stato mi ha fatto ammalare Ricky e poi me lo ha ucciso”.

Presadiretta, ‘Morti di Stato’. il programma di Riccardo Iacona con un'inchiesta su dedicata agli abusi che lo Stato nelle sue varie articolazioni infligge a cittadini inermi: Gabriele Sandri, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva. Michele Ferrulli e Riccardo Rasman.

Noi non ti abbiamo dimenticato, Giustizia per Riccardo

1 commento:

giuliana ha detto...

Grazie che vi ricordate anche di Riccardo , in questo periodo c'è stata la sentenza civile , il giudice ha riconosciuto il danno verso la famiglia ma il danno la morte di Riccardo no, non l' hanno riconosciuto, spiega la motivazione dicendo che Riccardo aveva anche cominciato a ubriacarsi...e che aveva lanciato in strada diversi petardi procurando probabilmente lesioni alla polanz....NON CI SIAMO NEL SANGUE NON HANNO TROVATO NESSUNA SOSTANZA ... I DIVERSI PETARDI ERANO 2 SCOPPIATI DAVANTI LE FINESTRE DI rICCARO e NON CE STATO NESSUN FERIMENTO NEANCHE PROBABILMENTE . IN QUESTE AFFERMAZIONI COMPARE una visione forzata dei fatti , in realtà queste visione dei fatti sono una montatura e non essendoci altri riscontri e una motivazione diversa , vorremo proprio sapere perchè hanno fatto questo intervento di arresto, mettendo gli agenti fuori la porta di riccardo una bottiglia di vino vuota fuori la porta di riccardo, ma prima di iniziare l'azione gli agenti si sono ben acertati di svuotare il corridoio da tutti i quadri e vasi per non daneggiarli, per loro quella bottiglia a terra non era pericoloso?? fotografata da giornalisti e fatta vedere sul giornale il giorno dopo, la loro idea era di far vedere riccardo un ubriacone smentita dall' aptosia. LO HANNO CALLUNIATO DA SUBITO E HANNO CONTINUATO A FARLO SINO AD ORA DICENDO CHE ERA UN PESO PER LA COLLETIVITà , LA AFFERMAZIONE CHE FECERE ALL'INIZIO CHE ERA UN SIGNOR NESSUNO E CONTINUANO A SOSTENERE QUESTA IDEA NON HA DIRITTO DI ESSERE RICONOSCIUTO COME PERSONA. E UNA TRAGEDIA CHE SIAMO STATI TRAVOLTI SENZA UNA VERA SPIEGAZIONE . Ma anche se Riccardo fosse e avesse fatto quello che dicono, uomini dello Stata non hanno il diritto di uccidere in questo modo una persona chiunque essa sia sana o no.