venerdì 28 novembre 2008

La Guerra Telecomandata. Da Las Vegas

Le nuove tecnologie militari. Il cambiamento La caccia ai terroristi è mutata con l' impiego massiccio dei droni, i velivoli con sensori e missili a guida laser I numeri I robot volanti sono in grado di rimanere oltre 20 ore sulla zona di operazioni. Nel 2008 le ore di volo sono 130 mila.
I raid. Nel mirino dei droni capi e installazioni qaediste. Sul versante pachistano hanno colpito in oltre trenta casi, eliminando figure di rilievoIn Nevada, nella base degli aerei senza pilota. Missioni in Iraq guidate a migliaia di km di distanza.
Indian Springs (Nevada/USA) - E' come se i terroristi avessero costantemente il puntino rosso di un mirino sulla testa. Un raggio invisibile che li segue in ogni momento della loro vita clandestina. Un segnale che in una manciata di secondi può determinare la loro fine. A cambiare in modo radicale la caccia ai terroristi in Iraq e in Afghanistan è stato l' impiego massiccio dei droni, gli aerei senza pilota, gli Unmanned aerial vehicle (Uav). Macchine volanti in grado di rimanere per oltre venti ore sulla zona di operazioni. Con telecamere che registrano ogni singolo movimento, con sensori capaci di penetrare i muri dei covi, con missili a guida laser in grado di incenerire il bersaglio. Con una particolarità. L' Uav parte da una pista in Afghanistan, ma l' equipaggio - pilota e addetto alle armi - lo comanda via satellite da una base nel deserto a nord di Las Vegas, ad appena trenta minuti dai casinò. E' la Creech Air Force Base di Indian Springs, che abbiamo potuto visitare seguendo le missioni a migliaia di chilometri di distanza. Il paesaggio che circonda l' installazione, in continua crescita, è selvaggio. Deserto, arbusti e montagne spellate a fare da cornice. Attorno vi è solo un enorme poligono di tiro e pochi chilometri più a sud un carcere di massima sicurezza. La quiete del nulla è interrotta, ogni tanto, dal ronzio di un Predator Mq1 o di un Reaper Mq9. Gli Uav in addestramento fanno rumore solo quando decollano. Ma quando raggiungono la quota non li vedi e non li senti. Per questo terrorizzano i terroristi lungo la frontiera afghano-pachistana o in una cittadina irachena. «Siamo contenti che i nemici abbiano paura di noi. Loro non sanno dove siamo. Devono sempre essere fortunati. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto», dice il colonnello Christopher R. Chambliss, il comandante del 432d Wing. «Ogni volta che si ha notizia di un' azione terroristica bloccata e non si conosce il motivo è possibile che sia merito nostro». «Nostro», per Chambliss, è la flotta di Uav armati impiegati sui fronti caldi. Una trentina di velivoli ai quali si sommano a quelli schierati dalla Cia. «Noi agiamo in Iraq e Afghanistan», precisa Chambliss lasciando intendere che siano i robot volanti dell' intelligence a fare il lavoro sporco in Pakistan. Macchine letali. «E' vero, abbiamo cambiato la strategia e la tattica nell' inseguimento degli avversari. Una vera rivoluzione - prosegue il colonnello -. Solo i droni possono restare così a lungo in volo». Nel gergo del Pentagono è la «presenza persistente». Uno o più Predator pattugliano un' area estesa, rimangono lì in attesa che il bersaglio metta fuori la testa dal buco dove si è rintanato o lo raggiungono nel suo nascondiglio. La telecamera di bordo lo segue per ore. E quando è il momento, in stretta consultazione con il comando, gli ufficiali a terra e gli 007, si decide cosa fare. Una flessibilità che mette a disposizione del Pentagono un' infinità di opzioni e rende l' esistenza dei terroristi una roulette. Impiegato per la prima volta nel 2001 come ricognitore, il Predator è diventato un' arma dopo un mezzo fallimento. La storia racconta che un Uav avesse avvistato un convoglio di jeep in Afghanistan con a bordo un personaggio qaedista, forse lo stesso Bin Laden. Ma la preda era riuscita a fuggire perché la reazione non era stata veloce. Adesso sarebbe arduo scappare. Gli americani non hanno impiegato troppo tempo per rimediare: già nel novembre 2002 un drone ha ucciso sei estremisti nello Yemen. Sotto le ali i Predator hanno due missili a guida laser Hellfire. Il gemello, il Reaper, porta lo stesso carico di un caccia F16, quindi missili e bombe sofisticate. Con costi infinitamente più bassi. Una volta il Pentagono richiedeva che prima di ogni attacco la presenza di un «bersaglio di alto valore» - in codice Htv - fosse accertata al 90%. Ora si accontenta del 50-60%. E dunque le missioni sono aumentate a livello esponenziale. «Nel 2006 abbiamo registrato 50 mila ore di volo, nel 2007 80 mila, nel 2008 130 mila», precisa il colonnello Chambliss, confermando che le richieste di intervento sono altissime. Cia e Us Air Force hanno intensificato i raid a partire da agosto, quando la Casa Bianca ha autorizzato un' offensiva contro i quadri qaedisti. Nel mirino sono finiti capi e installazioni. Sul versante pachistano i droni hanno colpito in oltre 30 casi, eliminando figure di rilievo. A gennaio hanno ucciso Abu Laith Al Libi, importante comandante militare. A marzo Abu Suleyman Jazairi, responsabile del «fronte esterno». A luglio Abu Khabab, il capo delle ricerche sulle armi di distruzione di massa per Al Qaeda. A ottobre Khalid Habib, dirigente di formazioni paramilitari, e Abu Jihad Al Masri, punto di riferimento dei jihadisti egiziani. A novembre Abdullah Azzam, esponente saudita, e forse Rashid Rauf, mente del famoso complotto con l' esplosivo liquido. I generali americani hanno potuto contare su un budget robusto. Se nel 2007 avevano avuto 1,3 miliardi di dollari per i droni, nel 2008 la cifra è salita a 3 miliardi. E' in programma la costruzione di nuove basi per gli Uav in Afghanistan per avvicinarli al fronte. Ad un drone schierato a Bagdad sono sufficienti 10 minuti per portarsi sulla zona assegnata, in Afghanistan servono anche tre ore. Il ricorso ai velivoli senza pilota, come spiega il colonnello Chambliss, ha poi altri vantaggi. Intanto si riducono i rischi di danni collaterali, le uccisioni di civili innocenti. Gli apparati elettronici installati a bordo permettono di «vedere» meglio e danno ai piloti maggiore tempo per capire. Il secondo aspetto riguarda la gestione. La manutenzione è ridotta - dopo ogni 100 ore di volo - rispetto a quello di un F16. I mezzi costano «poco»: 4 milioni di dollari per un Predator, 12 per un Reaper. Per formare un pilota di caccia serve almeno un anno e mezzo, per quello di un drone 6-9 mesi. Il vero nemico è il tempo. Con condizioni atmosferiche cattive l' Uav ha qualche problema, ma i tecnici stanno lavorando per renderlo meno vulnerabile. Difetti minori rispetto a quanto conseguito. Gli esperti statunitensi ritengono che la presenza continua dei droni al confine afghano-pachistano abbia costretto i leader qaedisti a maggiore prudenza e dunque inciso, in qualche modo, sulla catena di comando. Anche il braccio propagandistico jihadista ne avrebbe risentito. I militanti hanno minacciato di compiere attentati in Pakistan se non cesseranno le incursioni dei Reaper. Islamabad protesta pubblicamente per i raid americani - accusano - ma, di fatto, li autorizza. Una reazione che dice di più di ogni altra analisi. Se i terroristi hanno paura a Indian Springs sono solo felici.
News: Neve a Milano. (Immagini).
Ambiente: L’energia sporca del Canada.
Animali: Metti il pennellonelle mani di un orango.
Musica: Il nuovo disco di Celentano.
Australia: Non pagano il conto al ristorante, li ritrova su Facebook.
Cibo: Padania e Napoli unite a tavola: ecco la pizza-polenta.
Frase del Giorno: "La vittoria di Luxuria nel reality dell'Isola dei Famosi certifica la morte della sinistra comunista in Italia". (Pierferdinando Casini).

giovedì 27 novembre 2008

Dallo spazio con amore - il gioco

Buongiorno amici del blog... vi voglio far vedere questo giochino molto interessante e simpatico.
In parole povere siete un disco volante alieno, e dovete catturare dei soldati per poi trasformarli in pacifisti!!! Un bel gioco che vi terrà occupati un po'... certo, non sappiamo se gli alieni fanno veramente così, ma potrebbe essere un buon incentivo per fare noi la parte di questi simpatici alieni, nella vita di tutti i giorni. Certo, non dobbiamo rapire nessuno, ma con le parole e i fatti possiamo far capire quanto sia sbagliata la guerra e la violenza. comunque Buon gioco!!

P.S. Come forse avrete capito, abbiamo aperto una sezione giochi del nostro sito... pian piano la arricchiremo. Per ora potete vederli cliccando l'etichetta "gioco"

Dallo spazio con amore - il gioco

News:India: Attacco terroristico in India: Oltre 100 morti, decine gli ostaggi.
Donne kamikaze in Iraq convinte dalle loro famiglie a rinunciare.
Donne coraggiose a caccia di mine, la bonifica tra Siria e Giordania (Immagini).Greenpeace: La classicafica Hi-Tech.
Cronaca: Latitante sardo viene catturato e lui fa complimenti ai CC.
GB: Troppe tasse sulla birra, parte la campagna Save the Pub (Immagini).
Frase del Giorno:"L'ottimismo di Berlusconi genera mostri". (Beppe Grillo).

martedì 25 novembre 2008

Video: Le Destre Estreme

Un Reportage di RaiNews sull'evoluzione della nuova destra estrema che attraverso Musica e Internet che divengono strumenti di propaganda usati dai neofascisti italiani.


Frase del Giorno:
"Berlusconi, è ricco sfondato grazie a voi. Con il meccanismo dei soldi comunicanti. La pubblicità è il pizzo che pagate su ogni acquisto. Quando comprate una merendina o una scatola di pomodori finanziate Mediaset. Ci sono voluti vent'anni per consumare l'Italia, ma lui ci è riuscito.  Insomma, lasciate la luce accesa anche di giorno, l'acqua del rubinetto aperta, i caloriferi a tutta manetta. Usate tre preservativi alla volta, uno sull'altro, e due scatole di Viagra per sera. Consumate, consumatevi!." (Beppe Grillo).

Se chiami il figlio Benito, ti do 1.500 euro

Dal sito Ansa.It una notizia molto curiosa. Dal mio punto di vista personale (Dado) trovo bella l'iniziativa, ma forse un po' retrò...

POTENZA, 24 NOV
Il Movimento sociale-Fiamma tricolore della Basilicata darà 1.500 euro ai genitori dei bambini che nasceranno nel 2009 in cinque comuni del Potentino dove vi sono poche centinaia di abitanti, a due condizioni: che il neonato si chiami Benito o Rachele e che il contributo sia utilizzato per l'acquisto della culla, di vestiti o di prodotti alimentari specifici per la prima infanzia. I cinque comuni interessati all'iniziativa del Ms-Ft sono Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e San Paolo Albanese, fra i più piccoli della Basilicata.
Il segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, ha detto che l'iniziativa "non affronta il problema dello spopolamento della Basilicata, ma è un piccolo segnale di un piccolo partito. La Regione - ha aggiunto - potrebbe fare molto di più".
Secondo Mancusi, la Regione potrebbe assegnare 1.500 euro all'anno (prelevati dai diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio lucani) a tutti i bimbi nati in Basilicata fino alla maggiore età, quando scatterebbe un bonus a loro favore di 50 mila euro.
Alla domanda sul perché i neonati nei cinque comuni debbano chiamarsi Benito o Rachele per avere i 1.500 euro del Ms-Ft, Mancusi ha detto che "la scelta dei nomi è casuale. E poi - ha concluso - Benito o Rachele sono nomi belli come gli altri".

venerdì 21 novembre 2008

GreenPeace: Calendario 2009

Le stupende immagini della natura offerte dal calendario di GreenPeace del 2009. Un anno d'amore per l'ambiente.
copertina[1]gennaio[1]febbraio[1]marzo[1]aprile[1]maggio[1]giugno[1]luglio[1]agosto[1]settembre[1]ottobre[1]novembre[1]dicembre[1]

giovedì 20 novembre 2008

I 10 Animali più Ricchi del Mondo

Milano - Ricchi, felici e quasi tutti a quattro zampe. Sono gli animali che hanno ereditato dai loro ex padroni cospicue somme economiche e che hanno la fortuna di vivere tra agi e comfort. Il sito del Times di Londra presenta la rassegna dei dieci animali più ricchi del mondo. A guidarla sono per lo più diversi esemplari di cani, ma non mancano gatti e altri docili esseri viventi come una tartaruga e uno scimpanzè.
Il più ricco - La palma dell'animale che ha ereditato la fortuna più grande di sempre è conquistata da Gunther IV. Questo splendido pastore tedesco è figlio di Gunther III che nel 1991 alla morte della sua padrona, la contessa teutonica Karlotta Liebenstein, ereditò un patrimonio di 139 milioni di marchi. Quando Gunther III esalò l'ultimo respiro, il suo diretto discendente divenne titolare di questa immensa ricchezza. I suoi tutori hanno investito bene i soldi del pastore tedesco: comprarono una delle ex case di Madonna a Miami e oggi le proprietà di Gunther IV sono dissiminate in vari angoli del mondo. Grazie a investimenti mirati, la sua fortuna oggi si aggira intorno ai 130 milioni di euro. La sua vita tra lussi e divertimenti è raccontata bene dal sitoweb dedicato al fortunato animale che, come dichiara il giornale londinese, conduce una vita da vero «playboy».
Podio - Al secondo posto si piazza un altro cane molto singolare: il barboncino Toby Rimes. Questo piccolo animale è il lontano discendente di un altro barboncino che nel lontano 1931 ereditò circa 20 milioni di dollari. Anche i suoi tutori sono stati ottimi investitori, visto che oggi la sua ricchezza è valutata intorno ai 65 milioni di euro. Sul gradino più basso del podio si ferma lo scimpanzè Kalu. Prima di diventare il terzo animale più ricco del mondo, questo scimpanzè aveva avuto una vita triste: fu trovato legato a un albero in Zaire da Patricia O'Neill, figlia della contessa di Kenmore e immediatamente adottato. Patricia lasciò la sua grande tenuta vicino Città del Capo allo scimpazè e dichiarò che uno dei pensieri che più la tormentava era il destino dell'animale dopo la sua morte. A quanto pare Kalu continua a fare una vita da nababbo e non se la passa affatto male: oggi le sue ricchezza superano i 60 milioni di euro.
Gli altri - Gli altri animali in classifica non hanno ereditato tutti grandissime fortune, ma molti si sono garantiti un'esistenza tranquilla e felice. Al quarto posto troviamo il chihuahua Frankie e i gatti Ani e Pepe le Pew, ognuno dei quali ha ereditato un terzo di una villa di San Diego, in California, valutata oltre 15 milioni di euro. In più per poter vivere gli ex padroni gli hanno lasciato circa 10 miloni di euro. Segue il labrador Flossie, che ha avuto come lascito dall'attrice Drew Barrymore, ex bambina prodigio di E.T , una casa di 4,5 milioni di euro nella ricca Beverly Hills. Secondo quanto dichiara il Times, Flossie si è meritato questa fortuna: nel 2002 salvò la vita alla sua padrona e a suo marito Tom Green svegliandoli con i suoi latrati e permettendogli di sfuggire alle fiamme che avevano invaso la loro casa. Al sesto posto il terrier maltese Trouble, che l'anno scorso ebbe un lascito di 12 milioni di dollari da Leona Helmsley, la magnate degli hotel newyorkesi, definita dalla stampa americana durante un processo per evasione fiscale «la regina degli avari». Un giudice di Manhattan ha ridotto l'eredità di Trouble a 2 milioni di dollari (circa 1 milione e mezzo di euro), consentendogli comunque di passare una serena vecchiaia. Settimo si piazza il gatto Tinker, originario di Londra (650 mila euro d'eredità), mentre all'ottavo posto si fermano Tina e Kate, i collie che hanno avuto in dono 650 mila euro e la casa di Peasedown St John, vicino a Bath, dallo loro ex padrona Nora Hardwell. Al nono posto gli animali domestici di Christina Foyle, morta nel 1999 e ultima proprietaria della libreria Foley di Londra: tra questi la tartaruga Silverstone e diversi gatti che hanno ottenuto una sontuosa casa nell'Essex e 150 mila euro. Chiude la top ten il bestiame della regina madre d'Inghilterra. Prima di morire la mamma di Elisabetta II per proteggere le centinaia di mucche e pecore presenti nella Castle of Mey Farm ha donato 3 milioni di sterline: ogni esemplare quindi può vantare una ricchezza di 10 mila euro.
Di Francesco Tortora da Corriere.it

L'Italia è in guerra? Si...

Buongiorno amici del blog... prima di farvi leggere questo articolo di Peacereporter, voglio ricordare a tutti che l'articolo 11 della costituzione Italiana dice che "l'Italia RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO D'OFFESA". Ed ora leggete l'articolo..

Afghanistan, i nostri Tornado vanno a combattere

I quattro cacciabombardieri italiani Tornado del 6° stormo 'Diavoli Rossi' di Ghedi partiranno per l'Afghanistan "nei prossimi giorni". Lo ha confermato ieri il generale Vincenzo Camporini, Capo di stato maggiore della Difesa.
Secondo i 'caveat' imposti dal governo italiano, la missione di questi aerei da guerra - che ci costerà oltre quattro milioni di euro al mese - non sarà quella di sganciare missili e bombe. Ma ciò non vuol dire che non parteciperanno alla guerra. I quattro Tornado - che non saranno sotto comando italiano, bensì a disposizione del comandante statunitense David D. McKiernan - verranno impiegati su tutto lo spazio aereo afgano in operazioni di sorveglianza del territorio ma anche in operazioni di intelligence e ricognizione, ovvero di 'acquisizione obiettivi'.
Vale a dire che individueranno gli obiettivi che poi verranno bombardati da altri caccia alleati o attaccati dalle truppe di terra della Nato. Affermare che i Tornado non parteciperanno alla guerra è come dire che non lo fa l'ufficiale di puntamento addetto a un pezzo d'artiglieria che dà le coordinate di tiro all'artigliere, o che non lo facevano i soldati che venivano spediti in perlustrazione fuori dalle trincee prima di un attacco.
Lo dicono anche i militari. "Le missioni aeree di ricognizione non hanno finalità ricreative e umanitarie", ha ironizzato il generale Fabio Mini, ex comandante della missione Kfor in Kosovo. "Sono missioni da combattimento vero e proprio in quanto preludono all'attacco con bombe a grappolo, incendiari ed esplosivi ad alto potenziale".
La stessa ovvietà fu evidenziata nel marzo 2007 dall'associazione pacifista di ufficiali tedeschi 'Darmstaedter-Signal' alla vigilia dell'invio dei sei Tornado della Luftwaffe che ora i nostri quattro vanno a sostituire con gli stessi compiti. "Non si può dire che il loro impiego sarà 'non-combat' perché i risultati dei loro voli di ricognizione guideranno gli attacchi condotti da altri aerei o da truppe di terra". Al di là di questo, rimane il dubbio che i Tornado alla fine possano venire segretamente usati anche per bombardare. "Gli aerei sotto controllo americano non hanno limiti operativi e i nostri cacciabombardieri saranno chiamati a 'cacciabombardare'", ha dichiarato il generale Mini.
D'altronde, osservano molti, per fare perlustrazione e osservazione delle postazioni nemiche non bastano gli aerei spia telecomandati come i 'Predator', che sono fatti apposta? Anche durante la guerra del Kosovo del 1999 i Tornado italiani, ufficialmente, svolgevano solo missioni di ricognizione e supporto aereo. Poi si scoprì che sganciarono tonnellate di bombe su Belgrado.

mercoledì 19 novembre 2008

Satira Religiosa / 1

Per il rispetto di tutte le idee è consigliabile a chi è contrario, data la problematica dell'argomento della satira religiosa, di saltare ad un post successivo. Per il rispetto delle sue e delle nostre idee, comunque sono gradite tutte le osservazioni purchè nel reciproco rispetto, nella satira e nella libertà di espressione. Buona visione:
The CHURCH
HUMANBRAIN
GODonDUTY
HUMOR
MUSLIMSTOR
BIDELSCREAM
1BOMBERELIGION
COMINGtoGETYOU
GENIE
JESUSTRE

martedì 18 novembre 2008

Video: Botte da Orbi al Santo Sepolcro

Ecco come da bravi cristiani se le danno di "Santa Ragione" al Santo Sepolcro, luogo di culto per tutto il mondo crisiano:
A casa non fate come loro, ricordate che le religioni sono fatte da 'amore, e per unire e non per dividere!
Perciò Peace and Love Forever!!!

lunedì 17 novembre 2008

Foto della settimana / 65


...la legenda in basso dice:
colore rosso: in favore della guerra in Iraq
colore bianco: contro la guerra in Iraq
colore blu: non sanno dove sia l'Iraq

mercoledì 12 novembre 2008

La presidenza Obama inizierà con una guerra?

Da Peacereporter un articolo molto ma molto inquietante

Non si esprimono in quartine come Nostradamus. Non leggono il futuro in una palla di vetro o nelle viscere degli uccelli. Ma la sicurezza di linguaggio con cui vaticinano gravissimi eventi a funestare l'inizio dell'era Obama è quella dei veggenti. Una sicurezza inquietante, visto che stiamo parlando di un ex segretario di Stato, di un vicepresidente in pectore e di un presidente uscente.Ora che i riflettori si sono spenti sul trionfo elettorale di Barack Obama, e tutti attendono il suo insediamento alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio, tornano alla mente recenti dichiarazioni fatte da importanti politici americani che gettano un'ombra allarmante sull'avvio di questo storico mandato presidenziale.
Colin Powell. Lo scorso 19 ottobre, l'ex capo di Stato Maggiore e ministro degli Esteri, Coiln Powell, ospite del programma televisivo 'Meet The Press' annunciava il suo sostegno a Obama e, parlando dei problemi che si troverebbe ad affrontare in caso di elezione, pronunciava la seguente frase sibillina: "Ci sarà una crisi intorno al 21 e 22 gennaio (subito dopo l'insediamento di Obama, ndr) di cui ancora non sappiamo nulla". Che tipo di crisi? Non lo spiega. Il conduttore non coglie e l'intervista continua come nulla fosse.
Joe Biden. Il giorno dopo, 20 ottobre, il candidato democratico alla vicepresidenza, Joe Biden, parlando a un meeting per la raccolta fondi a Seattle, rilanciava la funesta previsione con minore precisione temporale ma con maggiori dettagli. "Segnatevi le mie parole. Entro sei mesi il mondo metterà alla prova Barack come fecero con John Kennedy. Ricordatevi quello che vi sto dicendo. Avremo una crisi internazionale, una crisi provocata per testare di che pasta è fatto il ragazzo (Obama, ndr). E lui dovrà fare qualcosa di molto duro. Vi garantisco che succederà". Cosa? Questa volta sembra chiaro: una guerra. "Dovrà decidere senza esitazioni per non ripetere gli stessi errori commessi in Somalia, in Bosnia, in Kosovo e in Iraq. Quindi dovrà prendere decisioni dure. I problemi potranno venire dal Medio Oriente (Iran, ndr), dal Subcontinente (Pakistan, ndr) o magari dalla risorgente Russia".George W. Bush. Un nuovo intervento militare Usa, quindi, ma molto più ‘duro' di quelli che abbiamo visto finora. Ma scatenato da cosa? La risposta a questa domanda potrebbe stare nelle parole pronunciate dal presidente uscente George W. Bush, che in un messaggio radio alla nazione trasmesso quattro giorni dopo l'elezione di Obama, l'8 novembre, ha detto: "Questa per l'America sarà la prima transizione presidenziale in tempo di guerra degli ultimi quarant'anni. Stiamo combattendo contro violenti estremisti che sono decisi ad attaccarci e che non desiderano altro che sfruttare questo periodo di cambiamento per colpire il popolo americano". Insomma, un nuovo 11 Settembre.
Indovini in doppiopetto? Uccelli del malaugurio? O - ipotesi più angosciante di tutte - persone che hanno accesso a informazioni classificate? La risposta arriverà tra poche settimane.

venerdì 7 novembre 2008

La guerra del Coltan


Da Peacereporter un interessante articolo riguardante il "presunto" coinvolgimento di Multinazionali dietro la guerra in Congo.
Che sta succedendo nel Nord Kivu? Si sta consumando una guerra più sporca di altre? O stiamo assistendo a un secondo atto della guerra etnica di hutu contro tutsi scoppiata tredici anni fa nel troppo vicino Ruanda?
Dopo due giorni di combattimenti le forze ribelli guidate dal generale Nkunda hanno conquistato la città di Kiwanja e sconfitto le milizie filo-governative dei Pareco Mai-Mai. I cittadini, circa 35mila persone, sono stati costretti a lasciare le loro case e così i ribelli hanno avuto campo libero per saccheggiare, con tutta calma, le poche cose rimaste. Secondo testimonianze di caschi blu e reporters sul luogo, diverse decine di corpi sarebbero riversi nelle strade. Kiwanja è a soli 80 chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. I combattimenti intorno alla città e a Rutshuru hanno costretto gli operatori umanitari a sospendere le loro attività. Il primo convoglio con il cibo era arrivato solo ieri e l'equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) aveva ripreso a operare nei campi profughi. Nkunda ha accusato il governo di aver rotto il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dal generale la settimana scorsa. Il generale tutsi sostiene, infatti, che le milizie Pareco Mai-Mai, costituite per lo più da hutu, siano sostenute direttamente dal governo di Joseph Kabila. Stessa sorte è toccata nel pomeriggio alla città di Nyanzale. Anche lì stesso copione: evacuazioni e saccheggi. Intanto, i mezzi corazzati del dell'Onu si sono schierati intorno a Kikuku e i soldati hanno l'ordine di sparare, se necessario. La possibilità di arrivare a una trattativa è sempre più remota.
Stiamo rischiando di assistere alla continuazione degli scontri etnici tra hutu e tutsi? Stando a quanto dichiarato a Radio Popolare Salento da Chiara Castellani, un chirurgo volontario che vive nella regione da diciotto anni, non dobbiamo farci ingannare. Quella che si sta combattendo è una guerra più sporca di tante altre, non si tratta solo di un conflitto etnico "esportato" dal Ruanda. Ma, leggendo tra le righe, è facile capire che diverse potenze "anglofone", nascoste dietro le spalle del presidente ruandese Paul Kagame e le sue mire espansionistiche, stanno facendo guerra alla Repubblica Democratica del Congo (DR Congo), colpevole di essere ricchissima di risorse del sottosuolo e di superficie. Diamanti, uranio, cobalto, un consistente patrimonio idroelettrico e coltan. Il coltan... tutti noi abbiamo una piccola quantità di coltan nelle nostre tasche: senza questo minerale i telefoni cellulari non potrebbero funzionare. Il suo prezzo è di poco superiore all'oro e l'ottanta percento dei giacimenti scoperti si trova proprio nella DR Congo, nel Nord Kivu a voler essere precisi.
Il Ruanda e le multinazionali. Nkunda ha cominciato a provocare disordini nel Kivu già da prima delle elezioni. Dietro alla supposta necessità di sostenere la minoranza tutsi dei Banyamulenge, ci sono gli interessi del Ruanda. Secondo Chiara Castellani, non c'era nessuna esigenza di proteggere un gruppo, quello dei Banyamulenge, abbastanza integrato nella società congolese. Nessuno ha interesse ad attaccare i tutsi, ma adesso, dopo le provocazioni del generale Nkunda e del suo gruppo armato, il rischio più grosso è che la minoranza tutsi attiri su di sé, incolpevole, l'odio della popolazione. "La vera ragione di questa guerra - continua la dottoressa Castellani - va ricercata nella difesa degli interessi delle multinazionali. Una difesa sponsorizzata da Kagame, che riceve il suo tornaconto".
Per avere maggiori informazioni sulla situazione in Congo Leggete qui

giovedì 6 novembre 2008

La NATO? forse sono meglio i talebani...

Almeno 620 civili uccisi quest'anno dalla Nato
La sposa e lo sposo sono feriti ma vivi. Lei ha perso la madre, i due fratelli minori, tre cuginetti e uno zio. Lui ha perso il padre, la madre e una sorella minore. Nel villaggio di Wech Bakhta, 80 chilometri a nord di Kandahar, si cercano ancora i cadaveri tra le macerie della casa rasa al suolo lunedì sera dalle bombe sganciate da un caccia Usa, mentre decine di persone si trovavano lì riunite per il banchetto matrimoniale. I primi bilanci parlavano di 37 cadaveri, di cui 23 bambini e 10 donne. Ma ieri sera l'onorevole Shakiba Hashemi, parlamentare di Kandahar, ha dichiarato alla stampa iraniana che i civili uccisi a Wech Bakhta sono 95.La reazione dei comandi Usa.
Ieri un portavoce militare statunitense ha dichiarato: "Ci scusiamo per l'incidente ed esprimiamo le nostre condoglianze". Oggi è stata diffusa la 'versione ufficiale', secondo la quale i civili colpiti erano stati usati come scudi umani dai guerriglieri talebani che si erano appostati sul tetto della casa colpita: "Sappiamo che i civili hanno provato a fuggire, ma gli insorti li hanno costretti a rimanere". Secondo Abdul Jalil, zio della sposa e padrone della casa distrutta, un gruppo di talebani in fuga dalle truppe Nato si era rifugiato nella sua vigna e subito dopo sono arrivati i jet e le bombe.
E ieri sera è successo ancora. I caccia Usa sono entrati in azioni dopo un'imboscata dei talebani a un convoglio della Nato nella provincia nord-occidentale di Badghis, nell'area di competenza del Comando Regionale italiano di Herat. Le autorità locali hanno riferito che nel raid sono rimasti uccisi una quindicina di guerriglieri e almeno sette civili. Ma secondo Qari Dawlat, membro del Consiglio Provinciale, le vittime civili sarebbero almeno 30.A metà settembre, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) aveva calcolato almeno 577 civili uccisi quest'anno dalle forze occidentali. A questi vanno aggiunti i 18 civili uccisi lo scorso 16 ottobre nella provincia di Helmand e gli almeno 44 civili (forse 125) morti nei bombardamenti a Kandahar e Badghis.

Da Peacereporter

mercoledì 5 novembre 2008

Obama - il 44° presidente degli U.S.A.


Barack Hussein Obama è ufficialmente il 44° presidente degli u.s.a.

Noi Oh!Rizzonti! vogliamo cercare di farvi conoscere meglio questo nuovo presidente, visto che ogni cosa che succede in America si ripercuote in tutto il mondo, sembra giusto sapere qualcosa di più a riguardo. Visto che di cose da dire ce ne sono a bizzeffe, vi metto quà dei link a vari articoli o siti inerenti a Obama, perfino una figuraccia di Gasparri.. giusto per farci riconoscere subito... Infine noi Oh!rizzonti! speriamo che possa portare in America e magari anche a livello mondiale un cambiamento in meglio. vedremo!



Se avete altre informazioni o curiosità, fatecelo sapere..
Oh!Rizzonti!

martedì 4 novembre 2008

Ultimo Round per il Re dei Perdenti

La nobile arte di finire al tappeto
Peter Buckley, 39 anni, inglese, disputerà il suo 300esimo e ultimo match.
Dopo averne persi 256.
Se ne va il re dei perdenti, quello della carriera all'incontrario, quello che il gong l'ha sentito sempre dal tappeto. Il più grande professionista della sconfitta: 256 match persi su 299. Una disgrazia più che una statistica. Peter Buckley, pugile inglese di Birmingham, a 39 anni striscia fuori dal ring. Ha combattuto più di ogni altro al mondo. E non ne può più di occhi neri e di stringere i denti fino all'ultima ripresa. Anche se negli ultimi cinque anni ha rimediato 88 sconfitte consecutive Buckley, che ha attraversato cinque categorie e quattro generazioni di pugili, sul ring non si è risparmiato e ha sempre resistito fino all'ultima ripresa. Un eroe dell'insuccesso, uno che ha incontrato 18 futuri campioni del mondo e si è fatto stampare la faccia da tutti. Altro che Rocky, lo chiamano "The Professor".
Nessuno come lui sa insegnare l'arte del non restare in piedi. L'hanno anche premiato nel 2003, per la sua onesta e tenace ricerca della sconfitta, lui ha ritirato la medaglia e poi è andato a farsi picchiare ancora una volta. Però non è un masochista, infatti domani si ritira, sarà la sua ultima volta da perdente, il match numero 300, contro un welter, quasi debuttante, Matin Mohammed, con cui ha pareggiato venti giorni fa, nel risultato più eccitante delle sue ultime cinque stagioni.
Non vuole essere una maglia nera anche nella vita. "Prendere pugni non è entusiasmante. Ho una figlia e una bella casa, voglio godere un po'". Chissà se ci riuscirà. Non è il primo ad aver costruito la sua fama sulla capacità di perdere. E di riperdere. Anche Chuck Wepner, a cui Sylvester Stallone si è ispirato per il personaggio di Rocky, è stato un vero pugile, ha preso un sacco di cazzotti e ha avuto una carriera poco invidiabile.
Sulla sua faccia tutti hanno fatto tutto. Non serve prova: 300 punti di sutura bastano e avanzano. Coma basta il soprannome: "Il sanguinante di Bayonne". Wepner fu l'ultimo a combattere nel 1970 contro Sonny Liston. E a straperdere: 120 punti sul viso, un martirio, un rattoppo continuo. A lui si deve una delle migliori battute sulla boxe. Quando infatti chiesero a Liston se Wepner fosse stato l'avversario più coraggioso mai incontrato lui rispose: "No, lo è il suo manager".
Ma almeno il vero Rocky, sconfitto da Ali per ko tecnico all'ultima ripresa, si è preso l'unica soddisfazione della sua carriera, quella di mandarlo al tappeto al nono round. Anche se Ali dichiarò di essere scivolato. C'è una foto che ritrae proprio quel momento: Ali che cade all'indietro e Wepner, con la faccia e la ciccia sudata e l'aria di chi non crede ai miracoli, che lo guarda dubbioso: oddio, mica lo avrò mandato al tappeto?
Buckley che non hai combattuto per un titolo importante sogna l'impossibile davanti alla folla di casa. Lasciare non a testa bassa, ma a braccia alzate, sarebbe la sua 32esima vittoria dopo 256 sconfitte. Il segno che andare indietro stanca e che almeno per una volta, per la mitica ultima volta, è bello ripartire con la sensazione di non essere quello che resta con i lividi.
Anche se non si illude: "La boxe mi ha salvato dal finire in prigione, mio padre è morto che avevo 15 anni, ero un delinquente da strada. La palestra è stata la mia casa, ero sempre lì ad allenarmi e a disposizione, ho accettato chiamate anche all'ultimo momento, anche alle otto di sera. Se c'era un buco da tappare nelle riunioni arrivavo io, pronto a sostituire ogni avversario, mai detto no a nessuno, spesso sono salito sul ring con gli occhi ancora neri per la sconfitta precedente. Non do la colpa a nessuno, mi sono sempre gestito la carriera. E' che ad un certo punto è stato più conveniente perdere, anche se da professionista della sconfitta non mi sono mai buttato via".
In America, paese che non vive bene il mito del perdente, una commissione ha proposto la perdita della licenza pugilistica alla decima sconfitta consecutiva dell'atleta, ma in Inghilterra l'unico criterio è l'idoneità medica. Purtroppo il suo non è un record: 31 successi, 256 sconfitte,12 pareggi sono un inferno sportivo, ma non bastano per finire nel Guinness dei primati che appartiene all'americano Reggie Strickland con 363 matches e 276 incontri persi.
Strickland, che ha 5 figli e viene da una famiglia di pugili, tutti asini come lui, chiede subito (prima di combattere) i soldi, si accontenta anche di 100 dollari, al massimo una volta ne ha guadagnati 3.500, molto meglio del suo salario da cuoco. Viaggia su un camioncino, e prende seriamente la sua carriera da loser. Non si lamenta che alcuni stati, Ohio, Illinois, New Jersey e Pennsylvania e Nevada, l'abbiano bandito con la motivazione: "Uno che campa sulla sconfitta non è morale". Lui si difende: "So come non farmi male. E poi come farebbero i vincenti senza i perdenti?".
Già, andatelo a dire a Raymond Poulidor, 14 Tour senza una maglia gialla, che nel '73 la perse per 80 centesimi di secondo nel prologo di Scheveningen, per colpa o merito di Zoetemelk. E che come ricorda Gianni Mura sulla sfortuna scoprì la sua filosofia che spiegò così: "Più ero perseguitato dalla iella, più ero popolare, più facevo soldi. Un giorno mi sono chiesto seriamente: a cosa serve vincere, se perdendo sono più amato e famoso di quelli che mi hanno battuto?".
Domanda che non si pose mai il re della maglia nera, Luigi Malabrocca, detto Luisìn, sempre ultimo, ultimissimo, perché così riusciva a guadagnare due lire e a battere la miseria. Al Giro d'Italia andava in fuga dietro al gruppo, entrava nei bar e non ne usciva più. Ultimo nel '46 a 4h. 9'34'' da Gino Bartali: un'impresa. Ultimo nel '47 a 5h.52'20'' da Fausto Coppi: un capolavoro. Un uomo solo in coda, Malabrocca. Fino a quando non arrivò un altro campione nella lotta al fuori tempo massimo, Sante Carollo, che nel '49 lo fregò con la complicità dei cronometristi, che spazientiti, non aspettarono Luisìn al traguardo e gli attribuirono lo stesso distacco del gruppo. Così Carollo gli soffiò la maglia nera e Malabrocca dalla delusione lasciò il ciclismo. Chi vince non sa mai quello che si perde.
Di Emanuela Audisio.
Tratto da La Repubblica.it

Preferite armi o ricerca?

Dal sito Peacereporter

Per comprare quattro droni lo Stato spende 260 milioni di euro. Quanto basterebbe per pagare 25 mila euro all'anno di stipendio a oltre 10 mila ricercatori universitari
Scritto per noi daGianpaolo Concari
Lo scorso cinque agosto il governo italiano ha annunciato che acquisterà quattro esemplari di droni spendendo 330 milioni di dollari, compresi ricambi, assistenza e corsi diformazione. I dorni, per inciso ma non troppo, sono dei velivoli senza pilota utilizzati per fare ricognizioni e bombardamenti su zone particolarmente ricche di attività contraerea.
L'economista da bar mi suggerisce di fare due conti facili facili.
330 milioni di dollari Usa sono circa 260 milioni di euro stando un po' abbondanti con il cambio dollaro/euro).
Con 260 milioni di euro se pago uno stipendio di cinquantamila euro per un anno ad un ricercatore... che dite... esagero? Forse cinquantamila sono troppi ché poi si montano la testa.
Però se gliene do venticinquemila all'anno, che sicuramente è di più di quanto prendono ora... ne accontento sicuramente 10.400.
10.400 ricercatori in un anno vuoi mica che riescano a "ricercare e scoprire" qualcosa e io, Stato, riesco a brevettare qualche invenzione in modo da fare un po' di soldi? Le invenzioni attirano investimenti, si
mettono in moto circoli virtuosi...
Però... anche se andasse non proprio bene... anche dar da mangiare dignitosamente a 10.400persone per un anno, invece di comprare 4 aeromodelli da combattimento... Secondo me sarebbe già una bella scoperta.
Soprattutto perché le 10.400 persone costruiscono. E i 4 aeromodelli se ben equipaggiati, purtroppo, distruggono.

sabato 1 novembre 2008

Ecco a voi i disegni del concorso

Buongiorno amici del blog... finalmente possiamo dirvi con fierezza che il concorso ha avuto buon esito e infatti potete ben notare il nostro nuovo logo all'inizio del blog.
Ma ora vi mettiamo qua gli altri disegni pervenutici ( non so se si scrive così..)
Ringraziamo anticipatamente Il mitico Bruno e Dede.
Grazie per aver partecipato

Oh!Rizzonti!


Da Bruno




Da Dede